Dopo la strage al Constellation, i proprietari: "Siamo distrutti, non mangiamo più"
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Redazione Interno
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Jacques Moretti, proprietario del Le Constellation insieme alla moglie Jessica, ha rotto il silenzio dopo l'incendio che ha sconvolto Crans-Montana, descrivendo al quotidiano svizzero 20 Minuten una condizione di profonda prostrazione. L’uomo, il cui locale era un punto di riferimento sulla Rue Centrale — aperto dall’alba fino alle due di notte e oltre nelle serate speciali — ha dichiarato senza mezzi termini di essere «distrutto», al punto che né lui né la consorte «riusciamo più a dormire né mangiare». Una sofferenza acuita, com’è facile immaginare, dalla portata della tragedia, che li ha spinti a declinare ulteriori richieste di intervista, come confermato alla Tribune de Genève, per l’impossibilità fisica e mentale di affrontare un dialogo più esteso.
L'attenzione si sposta sui lavori di ristrutturazione
Mentre proseguono senza sosta le operazioni di soccorso, con gli ospedali ancora in stato di allerta per i casi più gravi e le ricerche dei dispersi che non si arrestano, gli investigatori stanno esaminando meticolosamente i lavori di ristrutturazione effettuati nel locale. Tali interventi, seguiti personalmente e documentati dallo stesso Moretti, sono ora al centro delle indagini. Le fotografie recuperate mostrerebbero, tra le altre cose, le fasi di installazione della schiuma isolante sul soffitto e quelle che sembrano essere le modifiche apportate alla scala d’ingresso, la cui larghezza sarebbe stata ridotta. Elementi, questi, che gli inquirenti valutano con estrema attenzione per ricostruire la dinamica dei fatti e le possibili concause dell’immane strage.
Il dolore di un parroco in Terra Santa
La notizia della tragedia ha varcato i confini nazionali, raggiungendo persino Gerusalemme, dove si trova in pellegrinaggio monsignor Stefano Ottani. Il parroco, già vicario generale per la Sinodalità, ha appreso con angoscia che tra i dispersi vi è Giovanni Tamburi, un suo giovane parrocchiano. «È un ragazzo pieno di vita al quale mi legano ricordi pieni di affetto», ha confessato il religioso, aggiungendo di aver pregato da lontano per lui e di aver intenzione di continuare a farlo. Una testimonianza che accende un riflettore diverso sulla notte di Capodanno, trasformando i numeri delle vittime in storie personali, ciascuna con un volto e un legame spezzato.
Il doppio volto di un locale molto frequentato
Il Le Constellation, con la sua caratteristica ruota appesa all’insegna — ora crollata e adagiata vicino all’uscita posteriore — incarnava l’anima della vita notturna della stazione sciistica. Di giorno bar e caffetteria di una nota catena americana, nel tardo pomeriggio diventava il tempio dell’après-ski, per trasformarsi poi, di notte, in un lounge bar con musica e dj fino all’alba. Una metamorfosi quotidiana che, in quella che doveva essere una festa, si è tragicamente interrotta. I proprietari, entrambi scampati al rogo come riferito, si trovano ora a fare i conti con un lutto collettivo e con il peso di domande investigative alle quali, forse, nemmeno loro sanno rispondere.




