Spagna, la piazza non si ferma dopo la bocciatura dei decreti casa: cortei in 50 città e scontri a Valencia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Spagna si è risvegliata sabato 3 ottobre con le strade piene. A due giorni dalla bocciatura da parte del Congresso dei decreti sull'emergenza abitativa voluti dal governo di Pedro Sánchez, il Sindicato de Inquilinas ha convocato manifestazioni in una cinquantina di città iberiche per chiedere misure immediate contro il caro affitti.

A Madrid, quattro colonne di manifestanti sono partite a mezzogiorno da punti distinti della capitale — la Glorieta de Emilio Castelar a nord, la stazione di Atocha a sud, l'ospedale La Princesa a est e Plaza de España a ovest — per convergere su Plaza Cibeles dietro striscioni con la scritta «Subito sciopero generale!».

Le dimensioni della mobilitazione nella capitale

Sul numero dei partecipanti le stime restano distanti. Secondo la prefettura di Madrid, i manifestanti nella capitale sono stati almeno 70.000, mentre il Sindicato de Inquilinas parla di circa mezzo milione di persone. Numeri che ricalcano il divario già registrato nella marcia del 26 settembre, quando le autorità contarono circa 25.000 presenze a fronte delle 300.000 stimate dagli organizzatori. La portavoce del sindacato, Alicia del Rio, ha preso la parola al termine del corteo madrileno invocando lo «sciopero generale per la casa» e la «disubbidienza» come strumenti del «potere popolare».

«Non ci sarà dietrofront, non cadremo nell'apatia, abbiamo imparato che assieme possiamo cambiare le cose», ha dichiarato, precisando che i sindacati degli inquilini stanno discutendo la data dello sciopero con le organizzazioni sindacali maggioritarie dei lavoratori.

Tensione a Valencia e proteste alle Canarie

Se a Madrid la giornata è trascorsa senza incidenti, a Valencia la manifestazione è degenerata al termine del corteo. Un gruppo di manifestanti ha superato il cordone di sicurezza attorno al Palau de les Arts, dove era in corso il Valencia Real Estate Summit 2026, un forum sugli investimenti immobiliari. Le forze dell'ordine hanno risposto con cariche, lacrimogeni e proiettili di gomma. Il bilancio è di almeno cinque persone arrestate e nove agenti feriti, colpiti secondo fonti di polizia da lanci di recinzioni, artifizi pirotecnici e sampietrini.

Sempre a Valencia, una manifestazione convocata dalle associazioni per il diritto all'abitazione aveva radunato oltre 6.000 persone secondo la Delegazione del Governo. Proteste si sono tenute anche alle Canarie, con due cortei a Santa Cruz de Tenerife e Las Palmas de Gran Canaria, dove i manifestanti hanno chiesto che l'arcipelago venga dichiarato zona «sotto tensione residenziale» per limitare i prezzi degli affitti.

Il caso Maricarmen e la crisi abitativa

La scintilla delle proteste risale a circa dieci giorni prima, quando Maricarmen Abascal, un'anziana di 87 anni residente nel quartiere madrileno di Retiro, è stata sfrattata dall'appartamento in cui viveva da oltre settant'anni. Secondo quanto ricostruito, la società immobiliare che aveva acquistato l'immobile intendeva aumentare l'affitto in misura superiore al 275 per cento. La vicenda, trasmessa in televisione, ha mobilitato la sinistra attorno al sindacato degli inquilini e ha portato all'installazione di un accampamento a Puerta del Sol, nel cuore di Madrid, attivo da una settimana.

Il prezzo medio degli affitti in Spagna è quasi raddoppiato negli ultimi dieci anni: secondo i dati del portale Idealista, il costo al metro quadro è passato da 8,20 euro nel 2016 a 15,1 euro nel 2026.

Il voto in Parlamento e il weekend di riflessione di Sánchez

Venerdì il Congresso ha respinto entrambi i decreti-legge presentati dal governo. Il primo, noto come decreto «Maricarmen», prevedeva il blocco degli sfratti per le persone vulnerabili fino al 2030, restrizioni agli acquisti di immobili da parte dei fondi speculativi e incentivi fiscali per l'affitto. Il secondo introduceva il rinnovo automatico dei contratti di locazione in scadenza. Sul primo testo i voti favorevoli sono stati 172 e i contrari 178; sul secondo 166 a favore e 184 contrari.

Determinante è stato il no dei sette deputati di Junts per Catalunya, il partito indipendentista catalano di Carles Puigdemont che in passato aveva sostenuto l'esecutivo. Il premier Pedro Sánchez, dopo la sconfitta parlamentare, si è preso un weekend di riflessione per decidere se continuare la legislatura — in scadenza naturale nel 2027 — o convocare elezioni anticipate, ipotesi che secondo la stampa spagnola potrebbe concretizzarsi il 29 novembre.

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