Ex Ilva, la partita si stringe tra Baku e Jindal
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Redazione Interno
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La corsa per l’acquisizione degli stabilimenti ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia, si è ristretta a due contendenti: Baku Steel Company CJSC, in partnership con Azerbaijan Investment Company OJSC, e Jindal Steel International. La scadenza per i rilanci, fissata alla mezzanotte del 14 febbraio, ha visto il ritiro dell’ultimo concorrente, il fondo americano Bedrock, che non ha presentato alcuna offerta.
La procedura, avviata lo scorso 10 gennaio, è stata gestita dai commissari straordinari nominati per l’amministrazione straordinaria dell’azienda, entrata in crisi dopo la gestione ArcelorMittal. I due rilanci pervenuti, provenienti rispettivamente da Azerbaigian e India, rappresentano ora l’unica possibilità di riscatto per il colosso siderurgico italiano, che da anni naviga in acque tempestose tra crisi finanziarie, problemi ambientali e contenziosi giudiziari.
Baku Steel Company, insieme alla sua consociata Azerbaijan Investment Company, sembra mantenere una posizione di vantaggio, sebbene Jindal Steel International, con il suo peso nel mercato globale dell’acciaio, rappresenti un avversario di tutto rispetto. Le due società, entrambe con un solido background nel settore siderurgico, hanno presentato le loro offerte in un contesto che richiede non solo risorse economiche ingenti, ma anche una visione strategica capace di risollevare un’azienda simbolo dell’industria italiana.
La mancata partecipazione di Bedrock, che pure aveva mostrato interesse nelle fasi iniziali della gara, lascia aperte alcune domande sulle reali intenzioni del fondo americano, il cui silenzio potrebbe essere interpretato come una mancanza di fiducia nelle prospettive future dell’ex Ilva. Tuttavia, i commissari straordinari hanno confermato che i due rilanci ricevuti rispettano i requisiti richiesti, aprendo così la fase successiva della trattativa.
La vicenda, che si inserisce in un quadro più ampio di crisi industriale e riconversione produttiva, rappresenta un banco di prova non solo per i potenziali acquirenti, ma anche per le istituzioni italiane, chiamate a garantire che il futuro degli stabilimenti e dei lavoratori sia tutelato. La scelta finale, che dovrà tenere conto non solo degli aspetti finanziari ma anche di quelli sociali e ambientali, potrebbe segnare un punto di svolta per un’azienda che, nonostante le difficoltà, rimane un pilastro dell’economia nazionale.




