L’Ilva agli azeri di Baku: trasparenza e dubbi sulla trattativa
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Redazione Interno
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La decisione dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia di chiedere al governo l’autorizzazione a proseguire in esclusiva la trattativa con il consorzio azero guidato da Baku Steel Company CJSC e Azerbaijan Investment Company OJSC ha scatenato un dibattito acceso, sollevando interrogativi sulla trasparenza e sulle priorità della procedura di vendita. L’appello di Legambiente, che invoca chiarezza sui termini delle offerte presentate, riflette una diffusa preoccupazione: quella che la scelta finale possa privilegiare il mero aspetto economico, trascurando la tutela della salute, dell’ambiente e dei cittadini di Taranto.
La richiesta di autorizzazione, trasmessa al ministero delle Imprese e del Made in Italy, è stata definita dal ministro Adolfo Urso come il frutto di un’analisi approfondita delle proposte di rilancio. Tuttavia, il silenzio sui dettagli delle tre offerte globali ha alimentato scetticismo, in particolare da parte di Peacelink, che ha espresso dubbi sulla reale volontà di garantire un futuro sostenibile per lo stabilimento. La scelta di privilegiare il consorzio azero, sebbene non definitiva, rappresenta un passaggio cruciale per il destino dell’ex Ilva, che da anni è al centro di polemiche legate all’impatto ambientale e alla salute pubblica.
Intanto, l’europarlamentare del Movimento Cinque Stelle Valentina Palmisano ha depositato un’interrogazione alla Commissione Europea, chiedendo un sostegno specifico per i lavoratori diretti e indiretti dell’ex Ilva, con particolare attenzione allo stabilimento di Taranto. Palmisano ha sottolineato l’importanza di integrare misure di sostegno con interventi per le bonifiche, in linea con il patto per l’industria pulita e il piano d’azione per la siderurgia avviati dalla Commissione.
La questione dell’ex Ilva, oltre a rappresentare un nodo cruciale per l’economia e l’occupazione, si intreccia con temi ambientali e sociali di ampia portata. La mancanza di trasparenza nella fase conclusiva della trattativa rischia di alimentare ulteriori tensioni, soprattutto in una città come Taranto, dove il dibattito sullo stabilimento siderurgico ha diviso l’opinione pubblica per anni.




