Baku Steel, i dubbi e le mire sull’ex Ilva di Taranto
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Redazione Interno
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La scelta dei commissari di Acciaierie d’Italia, la società in amministrazione straordinaria che gestisce l’ex Ilva di Taranto, è caduta sull’offerta presentata dal consorzio azero guidato da Baku Steel, affiancata dalla Azerbaijan Investment Company, la compagnia di investimento statale. Una decisione che, secondo i commissari, rappresenta la migliore opzione per il rilancio dello stabilimento siderurgico, ma che solleva non pochi interrogativi.
La richiesta di autorizzazione per avviare un negoziato esclusivo è stata già trasmessa al ministero delle Imprese e del Made in Italy, dopo un’analisi approfondita delle proposte pervenute. Tuttavia, i dettagli sull’identità degli azionisti di Baku Steel e sulle reali intenzioni del consorzio restano avvolti in un alone di mistero. Tra gli elementi che hanno acceso i riflettori sull’operazione c’è anche l’intenzione di installare un rigassificatore a Taranto, un progetto che, se da un lato potrebbe garantire maggiore autonomia energetica, dall’altro rischia di alimentare ulteriori tensioni in un territorio già fortemente provato da anni di inquinamento e crisi industriale.
Legambiente Taranto, attraverso la voce della presidente Lunetta Franco, ha chiesto al governo maggiore trasparenza, sottolineando la necessità di priorizzare la tutela della salute e dell’ambiente rispetto ai meri interessi economici. «I cittadini devono poter conoscere i dettagli delle offerte presentate», ha dichiarato Franco, evidenziando come la decarbonizzazione dello stabilimento rappresenti una priorità non più rinviabile.
Intanto, le critiche al governo non si fermano. Socialismo XXI, attraverso il segretario regionale Salvatore Mattia, ha denunciato l’ultimo decreto che riduce le risorse destinate alla bonifica del territorio e delle acque di Taranto, definendolo un atto che «umilia la città». L’associazione ha lanciato un appello alla mobilitazione, sostenendo che Taranto non resterà indifferente a quello che viene percepito come un ennesimo schiaffo.




