Allarme Urso sull’ex Ilva: "Altoforno compromesso, rischio crollo produzione e posti"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’incidente del 7 maggio all’altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto, seguito dal sequestro disposto dalla Procura, ha lasciato segni profondi. Tanto che il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, parla di un impianto "del tutto compromesso", con danni strutturali che potrebbero bloccare la produzione e innescare un ricorso massiccio alla cassa integrazione. Sebbene i tempi del dissequestro appaiano incerti, la situazione – già critica per i ritardi accumulati – rischia ora di precipitare, con ripercussioni immediate sull’occupazione e sulla trattativa per la vendita dello stabilimento.

Quello che Urso definisce un "colpo durissimo" arriva in un momento delicatissimo. Le trattative con Baku Steel, gruppo azero interessato all’acquisto, erano in fase avanzata ma non prive di ostacoli. E mentre il ministro e i commissari puntano il dito contro i ritardi della magistratura nell’autorizzare gli interventi, fonti vicine alla vicenda ricordano che l’interesse di Baku si era già affievolito prima dell’incendio. Il sequestro, dunque, potrebbe essere l’ultimo atto di una trattativa già in stallo, più che la causa del suo fallimento.

Nella lettera inviata alla Procura di Taranto, Acciaierie d’Italia ha contestato ai pm di aver autorizzato troppo tardi gli interventi necessari, aggravando i danni. Ma la questione giudiziaria si intreccia con un problema industriale annoso: senza l’altoforno 1, lo stabilimento – già ridotto al minimo storico della capacità produttiva – rischia di fermarsi del tutto. E se da un lato il governo cerca di accelerare le procedure, dall’altro cresce la preoccupazione per i lavoratori, che potrebbero presto trovarsi di fronte a un nuovo capitolo di incertezza.

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