Garlasco, il legale di Stasi: “Il Dna sotto le unghie di Chiara non è di Alberto”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una perizia, depositata nel procedimento che vede coinvolto Andrea Sempio, riporta al centro della scena giudiziaria il delitto di Garlasco, riaccendendo i riflettori su un elemento cardine, e da sempre controverso, delle indagini: il profilo genetico rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi. Gli esiti delle analisi, come riferito, indicherebbero una compatibilità con la linea maschile della famiglia Sempio, sebbene gli stessi periti abbiamo sottolineato come questo dato non possa essere considerato di piena e assoluta affidabilità. Quel frammento di materiale biologico, che per anni ha costituito uno dei capisaldi dell’accusa verso Alberto Stasi – unico condannato in via definitiva per l’omicidio – viene ora interpretato in modo diametralmente opposto dai suoi difensori. "Quel Dna non è di Alberto Stasi, adesso è una certezza", hanno osservato i legali, marciando su una dichiarazione che intende ribaltare una delle prove ritenute più solide nel corso dei precedenti gradi di giudizio.

Una traccia al centro del conflitto tra le parti

La nuova perizia, dunque, non fa che alimentare uno scontro interpretativo già acceso, dove ciascuna parte trae conclusioni opposte dallo stesso referto. Da un lato, l’accusa continua a considerare quel ritrovamento come l’elemento più pesante emerso dagli esami scientifici condotti; dall’altro, gli avvocati di Sempio ritengono che, nelle nuove letture, non sia cambiato sostanzialmente nulla rispetto alle valutazioni già espresse in passato. In mezzo a queste posizioni, la difesa di Stasi coglie l’occasione per riaffermare la tesi dell’estraneità del proprio assistito a quella traccia, che da sempre rappresenta un nodo cruciale e irrisolto dell’intera vicenda. La genetista incaricata, nel corso dei suoi accertamenti, ha rilevato un profilo riconducibile alla linea paterna dei Sempio, ma la cautela espressa sull’attendibilità del risultato lascia aperto un margine di disputa tecnica che sarà compito del giudice valutare.

La possibile estensione dell'incidente probatorio

Proprio in questo contesto, la difesa di Andrea Sempio starebbe valutando un cambio di strategia processuale, con l’intenzione di chiedere l’estensione della perizia sulla cosiddetta "impronta 33". L’udienza dell’incidente probatorio, fissata per il prossimo 18 dicembre davanti al gip di Pavia, potrebbe quindi trasformarsi in un’anticipazione di quello che, in futuro, potrebbe essere un dibattimento vero e proprio. Quel momento, descritto come un "assaggio" delle future dinamiche processuali, servirà a cristallizzare e discutere le prove raccolte, offrendo un’arena in cui le contrapposte tesi scientifiche verranno confrontate direttamente dinanzi al magistrato. La mossa dei legali di Sempio, concentrandosi ulteriormente sull’analisi di quella specifica traccia, mira evidentemente a scalfire la forza probatoria di un reperto che li coinvolge in modo diretto.

L'attesa per il prossimo passo giudiziario

L’attenzione è ora tutta rivolta all’appuntamento di dicembre, un passaggio che potrebbe segnare una svolta nelle intricate indagini sul caso di Garlasco. La decisione sulla possibile estensione degli accertamenti tecnici influenzerà il percorso successivo, definendo il perimetro delle prove su cui si costruirà il confronto. Lo scontro, che ha per oggetto un minuscolo frammento di materiale genetico, trascende la sua natura puramente scientifica per investire l’intera architettura accusatoria costruita in anni di processi. Senza aggiungere nomi o dettagli estranei, resta il fatto che una traccia biologica, minuscola e discussa, continui a dividere gli interpreti e a tenere sospesa la bilancia della giustizia, in un caso la cui ombra si allunga da oltre un decennio.

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