Guerra in Iran e caro-energia, Key Energy: rinnovabili e nucleare la soluzione strutturale, ma il decreto bollette era precedente alla fiammata

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mondo osserva con il fiato sospeso l'evolversi del conflitto in Iran, un'emergenza che dopo l'attacco coordinato da Stati Uniti e Israele ha già prodotto i suoi primi, tangibili effetti sui mercati energetici globali. Il blocco de facto dello Stretto di Hormuz, un passaggio marittimo attraverso il quale transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota significativa del gas naturale liquefatto, ha innescato una spirale al rialzo dei prezzi di carburanti e materia prima, con il Brent che ha rapidamente toccato quota novanta dollari al barile. Una tensione che si ripercuote inevitabilmente sull'Europa, dove il gas, dopo la chiusura della produzione in Qatar, ha registrato rialzi ancora più marcati, alimentando preoccupazioni per le prossime bollette di famiglie e imprese.

In questo clima di incertezza, la fiera Key Energy in corso a Rimini, manifestazione leader in Europa per la transizione energetica, diventa una piattaforma cruciale per analizzare la crisi e tracciare possibili vie d'uscita. Gli operatori del settore, come evidenziato da Marice, advisory firm con cento professionisti e oltre mille progetti alle spalle, sottolineano come la ricetta per contrastare il caro-energia non possa che essere di lungo periodo e strutturale, puntando con decisione sulle fonti rinnovabili e sul nucleare, affiancate da accumuli e da una rete elettrica potenziata. L'obiettivo dichiarato è quello di ancorare una quota sempre maggiore del fabbisogno energetico, almeno un terzo del portafello, a un costo industriale stabile e prevedibile, svincolato dalla volatilità dei mercati internazionali e dalle speculazioni che puntualmente emergono in scenari di crisi come quello attuale.

L'Energy Release e i limiti del decreto bollette davanti alla nuova fiammata

Se la strategia delle rinnovabili guarda al futuro, il governo si trova ora a dover gestire l'emergenza immediata. Il decreto bollette varato nelle settimane scorse, che punta a sostenere Pmi e famiglie agendo sulle componenti di trasporto e sugli oneri di sistema, rischia però di essere già stato superato dagli eventi. La nuova fiammata di tensione internazionale, come ha correttamente osservato Marice, non era stata messa in conto, e gli strumenti messi in campo potrebbero rivelarsi insufficienti a tamponare una crisi che, se prolungata, rischia di generare una nuova ondata inflattiva con conseguenze pesanti sulla crescita economica dell'eurozona. Per questo, la partita vera si gioca su altri tavoli, come quello dell'Energy Release, meccanismo che consente ai grandi consumatori di garantirsi forniture a prezzi concordati, ma che da solo non basta a risolvere il problema sistemico della dipendenza energetica nazionale.

Lo Stretto di Hormuz e il nodo della sicurezza degli approvvigionamenti

Il punto critico, e qui risiede la novità e la gravità della situazione, è lo Stretto di Hormuz. Le forze armate iraniane, pur dichiarando di non volerlo chiudere al traffico commerciale, hanno rivendicato il diritto di colpire navi battenti bandiera statunitense o israeliana, creando di fatto un clima di tale insicurezza da aver già paralizzato i transiti. Secondo i dati Lloyds, dopo il primo attacco, solo navi della cosiddetta flotta fantasma o battenti bandiere di paesi non allineati hanno osato attraversarlo, mentre il traffico di grandi petroliere e metaniere si è azzerato. Un blocco che, se dovesse protrarsi, avrebbe conseguenze drammatiche per l'Italia e per l'Europa: il nostro continente, dopo aver chiuso la stagione del gas russo, fa oggi massiccio affidamento sul Gnl, e una parte consistente di questo, come quello qatariota, deve passare per Hormuz. L'alternativa, come spiegano gli esperti, è ripiegare quasi esclusivamente sul caro Gnl statunitense, ma questo esporrebbe l'Europa a una competizione serrata con l'Asia per accaparrarsi le forniture, con inevitabili ripercussioni sui prezzi finali.

Il ruolo dell'intelligenza artificiale e la sfida dell'accumulo

Se la crisi geopolitica rende tutto più complesso, a Rimini si prova a guardare avanti, cercando di trasformare l'ostacolo in un'opportunità per accelerare quel cambiamento ormai indifferibile. La transizione, come emerge dai dibattiti in fiera, non è più solo una questione ambientale, ma è diventata una leva strategica per garantire la competitività industriale del paese e dell'intera area del Mediterraneo. In questo scenario, l'innovazione tecnologica gioca un ruolo chiave. Accanto alla crescita delle rinnovabili, che nel 2025 hanno prodotto 65 miliardi di kWh, si sta sviluppando in maniera importante il settore dello storage, con 18 GWh di accumuli già installati tra utility scale e piccola scala, una soluzione indispensabile per garantire stabilità alla rete e gestire l'intermittenza delle fonti pulite. Ma i numeri non bastano: entro il 2030 mancano all'appello 50 GW di rinnovabili e 40 di nuova capacità di accumulo. I meccanismi incentivanti come il FER-X e il capacity market ci sono, ma sono ancora troppo timidi nei volumi. La strada maestra, come spiegano gli analisti, è quella di un approccio integrato che tenga insieme rinnovabili, reti, accumuli e gas, lavorando su tutte le risorse in modo equilibrato e senza farsi distrarre da trend distorti, tenendo la barra dritta verso l'obiettivo di una maggiore indipendenza e sicurezza energetica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.