L’Italia ottiene il via libera per l’Energy Release 2.0, tra sconti in bolletta e rinnovabili
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Redazione Economia
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L’approvazione della Commissione Europea all’Energy Release 2.0 segna un passo decisivo per l’Italia, che potrà così offrire energia a prezzo ridotto alle imprese più energivore, a patto che queste accelerino la transizione verde. Il meccanismo, che lega gli sconti in bolletta all’installazione di nuovi impianti da fonti rinnovabili (FER), mira a conciliare competitività industriale e decarbonizzazione. Non mancano, però, le criticità: dalla burocrazia farraginosa al rischio che i territori subiscano progetti “green” senza adeguata consultazione, fino alle sanzioni per chi non rispetterà gli impegni presi.
Intanto, si lavora a una riallocazione dei fondi del Pnrr non spesi, destinati ad alleviare il carico delle bollette per le imprese. L’operazione, ancora in fase di definizione, è resa possibile da un nuovo regolamento Ue, sostenuto in particolare dalla Germania, che offre maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse. Sebbene i dettagli non siano ancora pubblici, l’obiettivo è chiaro: evitare che i finanziamenti inutilizzati vadano persi, trasformandoli invece in sostegno concreto per il settore produttivo.
Sul fronte europeo, il nuovo Quadro temporaneo per gli aiuti di Stato – adottato il 25 giugno e valido fino al 2030 – ridefinisce le regole per sostenere la decarbonizzazione industriale. Sostituendo il precedente schema del 2022, il testo permette agli Stati membri di finanziare progetti legati alle energie pulite, all’efficientamento e alle tecnologie a basse emissioni, nel solco del Clean Industrial Deal. Quest’ultimo, lanciato a febbraio dalla Commissione von der Leyen II, rappresenta un’evoluzione del vecchio Green Deal, con un maggiore accento sulla sostenibilità economica oltre che ambientale.
La comunicazione C(2025)7600 final, che disciplina gli aiuti di Stato, punta a garantire stabilità normativa fino alla fine del decennio, offrendo alle imprese un orizzonte certo per gli investimenti. Tra le novità, spicca la possibilità per i governi di sostenere direttamente le aziende nella riconversione ecologica, purché nel rispetto delle regole Ue. Un cambio di passo significativo, che riflette la volontà di Bruxelles di accelerare la transizione senza penalizzare la produttività.




