Fabrizio De André, il principe libero: la notte del rapimento e i ricordi di Faber nel film di Facchini con Marinelli

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   C’è una ricorrenza, quella della nascita di Fabrizio De André – che sarebbe oggi, 18 febbraio 2026, un artista di novantasei anni – e puntuale arriva l’omaggio della televisione pubblica, che stasera su Rai 1 alle 21.30 ripropone Fabrizio De André - Principe libero, il biopic diretto da Luca Facchini nel 2018 -2. La pellicola, che all’epoca venne distribuita al cinema come evento speciale per soli due giorni prima del passaggio sul piccolo schermo, torna a incorniciare la figura del cantautore genovese attraverso una lente volutamente intimista, quella che si concentra sulle pieghe dell’uomo più che sulla retorica del poeta -4. E lo fa partendo da uno squarcio di cronaca, da quella ferita che fu il sequestro del 27 agosto 1979, quando Faber e la compagna Dori Ghezzi vennero prelevati dalla loro tenuta sarda dell’Agnata, vicino a Tempio Pausania, e tenuti prigionieri per quasi quattro mesi -5.

Il rapimento come pretesto narrativo e il ritratto di un uomo in bilico

La sceneggiatura, firmata da Giordano Meacci e Francesca Serafini, utilizza la prigionia come una sospensione del tempo, una bolla nella quale i ricordi riaffiorano senza una cronologia rigida ma seguendo il flusso della coscienza -1. Nella notte del sequestro, mentre l’incubo si materializza, Fabrizio – che ha il volto segnato e intenso di Luca Marinelli – si lascia andare alle visioni di un’intera esistenza: l’infanzia borghese a Genova, il violino imposto dal padre Giuseppe (un magistrale Ennio Fantastichini), la scoperta della chitarra come prolungamento dell’anima, e poi le notti nei caruggi in compagnia di Paolo Villaggio (Gianluca Gobbi), quello che per primo lo battezzò “Faber” -7. Affiorano gli incontri cruciali, come quello con Luigi Tenco, interpretato da Matteo Martari, amico e specchio di una fragilità artistica che pagò un prezzo altissimo, e l’amicizia con il poeta Riccardo Mannerini (Tommaso Ragno), che lo aiutò a cesellare i primi lavori discografici -5.

Le donne, la musica e il prezzo della libertà secondo Luca Marinelli

Nel cast emergono con forza le figure femminili che hanno segnato il percorso di De André: Elena Radonicich veste i panni di Enrica “Puny” Rignon, la prima moglie e madre di Cristiano, mentre Valentina Bellè è Dori Ghezzi, la compagna di una vita, la donna che lo seguì nella scelta radicale di farsi agricoltore in Sardegna, lontano dai riflettori che tanto detestava -2. Il film, va detto, non è un documentario, e Luca Marinelli – all’epoca reduce da prove d’attore già folgoranti – non si preoccupa dell’imitazione perfetta, di quel “belin” troppo poco convinto che qualcuno gli rimproverò all’uscita della pellicola, ma punta a restituire una verità più profonda, fatta di sguardi, di silenzi, di quel modo di tenere la sigaretta come se fosse un prolungamento del pensiero -2. Lui stesso, Marinelli, ha raccontato di essersi sentito, durante le riprese, un uomo migliore, e di aver vissuto il ritorno alla propria identità come una sorta di deludente risveglio -2. Un coinvolgimento totale, che gli valse una candidatura al David di Donatello.

La regia di Facchini e l’eredità custodita da Dori Ghezzi

Dietro la macchina da presa, Luca Facchini orchestra un racconto che ha il passo della fiction di qualità, quella che negli ultimi anni ha provato a rinnovare i canoni del prodotto televisivo italiano, pur restando ancorata a dinamiche talvolta formali -4. Il merito, come raccontano i produttori di La meglio gioventù (Angelo Barbagallo con Bibi Film e Rai Fiction), è stato anche quello di aver lavorato a stretto contatto con Dori Ghezzi, definita dal regista il “termometro emotivo” della lavorazione, una presenza discreta ma fondamentale per entrare nel mondo di Faber senza calpestarne l’autenticità -2. Fu lei, d’altronde, a volere Marinelli dopo averlo visto in Tutti i santi giorni, convinta che l’attore giusto sarebbe stato quello incapace di sentirsi all’altezza, quello che avrebbe affrontato il ruolo come una scommessa sull’orlo dell’impossibile -2. E così, tra le polemiche dei puristi e gli applausi del grande pubblico, Principe libero si riprende la scena, confermando che certi ritratti, quando sono fatti con cura, hanno la stessa natura delle canzoni: più li rivedi, più ci trovi qualcosa che prima ti era sfuggito -2.

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