Fabrizio De André: la vita, il rapimento e gli amori nel film "Principe libero" con Luca Marinelli su Rai 1

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La ricorrenza della nascita di Fabrizio De André, quel 18 febbraio che nel 2026 lo avrebbe visto spegnere 86 candeline se la sua esistenza terrena non si fosse conclusa anzitempo nel 1999, offre a Rai 1 l'occasione per riproporre in prima serata, nella sua versione integrale, il biopic Fabrizio De André - Principe libero. Diretto da Luca Facchini nel 2018, il film si avvale della straordinaria interpretazione di un Luca Marinelli che nei panni del cantautore genovese riesce a restituirne non soltanto le movenze ma soprattutto la complessità interiore, quella fragilità esistenziale che si accompagnava a una ferrea coerenza artistica e umana.

La narrazione, lungi dal procedere in ordine cronologico, si dipana attraverso un articolato meccanismo di analessi innescato dall'evento traumatico che segna la vita di Faber e della compagna Dori Ghezzi, interpretata da una misurata Valentina Bellè: il rapimento del 27 agosto 1979 ad opera dell'Anonima Sequestri sarda. È nei pressi della loro tenuta dell'Agnata, a Tempio Pausania, che la coppia viene prelevata e condotta tra le montagne per una prigionia che durerà circa quattro mesi -1. Durante i lunghi giorni di reclusione, mentre i banditi – tra i quali spicca la figura di quello che De André ribattezzerà “il rospo” – trattano il riscatto con la famiglia, la mente del cantautore vaga a ritroso nel tempo, rievocando i momenti salienti di un'esistenza votata alla libertà e alla poesia.

Dai caruggi genovesi all'incontro con Luigi Tenco, le radici di un principe libero

Affiorano così i ricordi di un'infanzia e di un'adolescenza borghese, segnate dal rapporto complesso con il padre Giuseppe, un influente avvocato genovese magistralmente interpretato dal compianto Ennio Fantastichini, figura autoritaria ma non per questo priva di affetto nei confronti del figlio ribelle. Il giovane Fabrizio, infatti, abbandona presto gli studi in giurisprudenza per dedicarsi alla sua vera passione, la musica, e per vagabondare nei caruggi della città vecchia insieme all'amico fraterno Paolo Villaggio (Gianluca Gobbi), in quegli stessi vicoli dove la vita degli ultimi e degli emarginati diventerà linfa inesauribile per la sua vena poetica -8. Il film rievoca con delicatezza l'amicizia con Luigi Tenco, al quale presta il volto Matteo Martari, e la cui tragica scomparsa lascerà un solco profondo nell'animo di Faber, così come il primo matrimonio con Enrica "Puny" Rignon (Elena Radonicich), dalla quale avrà il figlio Cristiano, e il successivo, fatale incontro con Dori Ghezzi, che lo porterà a trasferirsi in Sardegna per abbracciare una vita semplice da agricoltore, lontano dai riflettori del mondo dello spettacolo -3-10.

Luca Marinelli e un cast corale per raccontare l'inquietudine del cantautore

Ciò che distingue Principe libero da un'agiografia celebrativa è la capacità di mostrare senza filtri le contraddizioni e le fragilità dell'uomo De André, il suo rapporto conflittuale con il successo e il suo rifugiarsi nell'alcol, una dipendenza dalla quale riuscirà a liberarsi solo dopo aver promesso al padre morente di smettere di bere -8. Luca Marinelli, che per questa prova raccolse ampi consensi di critica e una candidatura ai David di Donatello, incarna perfettamente l'inquietudine del cantautore: la sua interpretazione non si limita a un'imitazione esteriore ma penetra l'animo del personaggio, rendendone tangibili la timidezza, la rabbia e la straordinaria umanità. Il cast, che comprende anche Tommaso Ragno nel ruolo del poeta Riccardo Mannerini e Davide Iacopini in quello del fratello Mauro, contribuisce a creare un affresco corale della Genova e dell'Italia culturale del secondo Novecento -6.

La prigionia in Sardegna e il ritorno alla musica senza rancore

Il sequestro, che occupa idealmente il centro del racconto, viene rappresentato senza indugiare su dettagli gratuitamente cruenti, concentrandosi piuttosto sulla dimensione psicologica dell'attesa e sullo strano legame che a volte si instaura tra carcerieri e prigionieri. È noto, e il film lo accenna, come De André non serbò mai rancore verso i suoi sequestratori, arrivando a comprenderne le ragioni sociali e il disagio esistenziale, coerentemente con la sua visione del mondo che lo poneva sempre dalla parte dei deboli e degli “anarchici”, nel senso più nobile e profondo del termine -4-8. Liberato dopo il pagamento di un ingente riscatto, Faber riprese in mano la chitarra e tornò a comporre, regalando alla musica italiana alcuni dei suoi capolavori più intensi, come quelli contenuti nell'album Creuza de mä, nato anche dalle suggestioni e dai suoni ascoltati durante la prigionia tra le montagne sarde -10. La pellicola si chiude idealmente con un concerto, con l'artista finalmente in pace con sé stesso e con il mondo, mentre le sue canzoni continuano a vivere e a parlare alle generazioni future, proprio come accade stasera, quando il pubblico televisivo potrà riscoprire o ripercorrere per l'ennesima volta la storia di un principe che scelse ostinatamente di restare libero.

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