Aumentano a 42 gli indagati per le torture al Beccaria, tra loro anche tre direttori
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Redazione Interno
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La Procura di Milano ha notificato la richiesta di incidente probatorio per ascoltare 33 giovani detenuti come parti offese nell’inchiesta sui presunti maltrattamenti nel carcere minorile Beccaria, portando a 42 il numero degli indagati, il doppio rispetto ai 21 iniziali. Tra loro, oltre agli agenti già coinvolti, figurano tre direttori, medici e altri funzionari, accusati di tortura, lesioni, falso e omissione di atti d’ufficio. Le pm Rosaria Stagnaro, Cecilia Vassena e l’aggiunta Letizia Mannella hanno ricostruito una catena di violenze sistematiche, documentate tra il 2021 e il marzo 2024, con metodi che definiscono "disumani".
Dalle carte emerge un quadro agghiacciante: detenuti colpiti con calci, pugni, cinghiate e persino con uno stivale alla testa, soffocati con lacci, insultati con frasi razziste come «Ragazzino del c..., non conti niente». In alcuni casi, i referti medici sarebbero stati alterati per occultare le prove delle percosse. «Compare, io ti mangio il cuore», avrebbe detto uno degli agenti durante un pestaggio, secondo le testimonianze raccolte.
Don Gino Rigoldi, storico cappellano del Beccaria, ha ammesso che quelle violenze ci sono state, pur sostenendo che oggi non si verificherebbero più. «Non me ne sono accorto, e ne ho sentito la colpa», ha confessato, riferendosi agli anni in cui, nonostante la sua presenza costante, le aggressioni restavano sommerse. L’indagine, partita nell’aprile 2024 con 13 arresti e 8 sospensioni, ha ora allargato il perimetro delle responsabilità, mostrando come il sistema abbia tollerato, se non coperto, abusi ripetuti.




