Torture al Beccaria, salgono a 42 gli indagati: tra loro anche tre direttori

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’inchiesta della Procura di Milano sui presunti maltrattamenti, pestaggi e torture ai danni dei giovani detenuti nel carcere minorile Beccaria si allarga, raddoppiando il numero degli indagati: da 21 a 42. Tra loro, secondo quanto emerge dagli atti, figurano anche ex direttori dell’istituto e della polizia penitenziaria, accusati di non aver impedito le violenze, «non esercitando i poteri di controllo, vigilanza e coordinamento», o di averle addirittura coperte. Alcuni membri del personale medico, stando alle accuse, avrebbero redatto «referti falsi o concordati con gli agenti» sulle lesioni riportate dai ragazzi, omettendo di segnalare le aggressioni.

La richiesta di incidente probatorio, firmata dalle pm Rosaria Stagnaro e Cecilia Vassena insieme all’aggiunta Letizia Mannella e notificata ieri alle parti, mira a sentire 33 ragazzi come parti offese. Un passaggio cruciale per ricostruire dinamiche che, se confermate, rivelerebbero un sistema di abusi protratto nel tempo. «La violenza degli agenti al Beccaria non c’è più», afferma don Gino Rigoldi, ex cappellano del penitenziario, che però ammette: «Sicuramente c’è stata». Una consapevolezza amara, quella del sacerdote, che confessa di non essersi accorto di quanto accadeva e di averne «sentito la colpa».

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