Pogacar, un Campionissimo 5.0: domina la classica di Lombardia e scrive la storia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Tadej Pogačar ha chiuso la sua stagione da sogno, che ormai sfida ogni parametro conosciuto, conquistando per la quinta volta il Giro di Lombardia, un traguardo che lo accomuna a Fausto Coppi. La sua, tuttavia, non è una semplice eguaglianza, bensì un superamento: lo sloveno, infatti, è diventato il primo ciclista nella storia a centrare il pokerissimo consecutivo nella medesima Monumento, un primato che, da solo, basterebbe a consegnarne il nome all'eternità. A ciò si aggiunge un altro dato di assoluto rilievo, che lo colloca come il secondo corridore di sempre, dopo il belga Eddy Merckx, ad essersi imposto in tre diverse classiche Monumento nell'arco di una singola annata. Un dominio, il suo, che si è espresso attraverso numeri dalla consistenza quasi irreale: venti vittorie, trentuno piazzamenti a podio e trentotto top-ten in appena cinquanta giorni di competizione effettiva, un ritmo che lascia stupefatti gli addetti ai lavori e gli appassionati.

La macchina da record e le prossime sfide

Conclusa un'annata trionfale, l'orizzonte del fenomeno sloveno si sposta già verso il 2026, con obiettivi ben precisi che mirano a colmare le uniche, piccole lacune in un palmarès altrimenti stracolmo. Nella conferenza stampa successiva al trionfo nella classica delle foglie morte, il campione del mondo ed europeo in carica ha indicato con chiarezza le sue prossime mete: la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix, le due Monumento che, in questa stagione, gli sono sfuggite per mano di Mathieu Van Der Poel. Ha definito quelle due corse i suoi "prossimi grandi obiettivi", sottolineando come "vincere quelle due gare è una grande sfida". Tuttavia, proprio dalla Belgio, terra di ciclismo per eccellenza, iniziano a circolare voci che dipingono uno scenario leggermente diverso, secondo le quali il ventisettenne potrebbe essere intenzionato a saltare una delle due prestigiose classiche nella prossima stagione, forse per concentrarsi su altri impegni.

La semplicità della forza e il dono dell'emozione

Da qualche tempo, la sua superiorità ha assunto i contorni di una evidenza incontrovertibile, poiché chi, in gara, dimostra di essere più forte di tutti, e di conseguenza vince, è quasi sempre lui, Tadej Pogačar. Anche nell'ultima prova, il Giro di Lombardia con arrivo a Bergamo, ha imposto la sua legge in maniera netta, ribadendo però una dote rara, che lo distingue da altri campioni dell'era moderna: la capacità di unire una schiacciante superiorità fisica e tecnica al talento di regalare emozioni che possiedono un sapore antico, quasi leggendario. È questa fusione tra potenza inaudita e gesto atletico di pura classe a renderne le imprese non solo vincenti, ma anche memorabili.

La strategia di una squadra costruita attorno a un talento

Il successo planetario della UAE Emirates, del resto, non è affatto il prodotto del caso, bensì il frutto di una strategia meticolosa e di lungo periodo. "È un lavoro di base e di crescita che viene da anni", spiegano dalla squadra. "Siamo partiti nel 2017 investendo in modo massiccio sullo staff tecnico e su giovani talenti come lo stesso Pogačar, Hirschi e Almeida. L'obiettivo era creare un gruppo solido di ragazzi cresciuti insieme, forgiati da esperienze comuni e dotati di una forte identità di squadra". Una filosofia che ha privilegiato, quindi, non l'acquisizione di corridori già blasonati, ma un'attenta e lungimirante opera di scouting e di scommessa su giovani promesse, alle quali è stato offerto un ambiente ideale per esprimere il proprio potenziale. "Pogačar ha qualità tali", concludono, "che per i suoi compagni è del tutto naturale e spontaneo aiutarlo e sostenerlo in ogni modo possibile".

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