Un 30enne muore dopo l’uso del taser a Pescara, Piantedosi: "Accertamenti in corso"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La morte di Riccardo Zappone, il 30enne deceduto ieri a Pescara in seguito all’utilizzo del taser da parte della polizia, ha riacceso il dibattito sull’impiego di questi dispositivi, definiti "non letali" ma più volte al centro di polemiche per i rischi che comportano, specie in presenza di condizioni mediche pregresse. Il giovane, già noto alle forze dell’ordine per problemi psichici e sottoposto in passato a un trattamento sanitario obbligatorio, ha perso la vita dopo un arresto cardiocircolatorio avvenuto nei locali della Questura, dove era stato condotto in stato di fermo.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, definendo l’accaduto "una tragedia che ci addolora", ha assicurato che saranno svolti tutti gli accertamenti del caso. Intanto, il padre della vittima, in lacrime, ha raccontato di aver ricevuto una telefonata poco prima dell’incidente, senza immaginare che sarebbe stato l’ultimo contatto con il figlio. "Voglio solo capire come sia potuto succedere", ha dichiarato, sottolineando le fragilità del ragazzo, che rendevano la situazione ancora più delicata.

Quella di Pescara non è la prima morte legata all’uso del taser in Italia, e ripropone interrogativi già sollevati in passato da esperti e istituzioni. Introdotti nel 2022 per le forze di polizia e successivamente estesi anche alla municipale, questi dispositivi sono stati promossi come strumenti efficaci per sedare tensioni senza ricorrere alle armi tradizionali. Tuttavia, l’Ordine dei Medici di Torino aveva avvertito fin dall’inizio sui pericoli che rappresentano per soggetti con patologie cardiache o in stato di alterazione psicofisica.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.