Corte dei Conti, la riforma che spacca: dai risarcimenti dimezzati ai timori per i controlli
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Redazione Interno
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Il parlamento ha dato il via libera definitivo alla riforma organica della Corte dei Conti, un provvedimento che, come un sasso gettato in uno stagno, ha generato onde di polemiche capaci di travalicare il periodo festivo. L'approvazione, giunta in Senato in una sessione straordinaria e affollatissima alla vigilia di Capodanno, non ha infatti placato le aspre critiche di una parte del mondo sindacale e di settori della magistratura contabile stessa, i quali paventano, al contrario di quanto promesso dal governo, un indebolimento strutturale della funzione di controllo sulla pubblica amministrazione.
Il nodo dei risarcimenti e la "paura" degli amministratori
Uno dei pilastri più controversi della nuova legge, che ha suscitato reazioni contrastanti, riguarda la quantificazione del danno erariale. La norma stabilisce infatti che, in caso di condanna per condotte gravemente colpose, il responsabile sia tenuto a risarcire non più l'intero importo del danno procurato allo Stato, bensì una somma che non può superare il trenta per cento del danno stesso e, in ogni caso, non oltre il doppio della propria retribuzione lorda. Una misura presentata come un necessario "scudo", volto a ridurre quella che alcuni definiscono la "paura di agire" da parte dei funzionari pubblici, ma che altri, come il presidente Guido Carlino, giudicano invece "risibile" nel suo potenziale effetto risarcitorio, sollevando interrogativi sulla sua reale efficacia deterrente.
Le proteste di Cgil e FP: "A rischio organici e capacità operative"
In netta opposizione al provvedimento si sono schierate con veemenza la Cgil e la Funzione Pubblica, le quali, in una nota congiunta, hanno espresso "forte preoccupazione e totale contrarietà". Il loro giudizio, perentorio, è che la riforma non rafforzi affatto la funzione di garanzia sull'uso delle risorse pubbliche, ma anzi "rischi di depotenziare l'efficacia e l'efficienza della magistratura contabile". Le organizzazioni sindacali lanciano un monito severo, prevedendo che la nuova architettura normativa, lungi dal tagliare gli sprechi, finirà per aumentarli, accrescendo parallelamente i pericoli di corruzione e mettendo a repentaglio le piante organiche e la concreta capacità di presidio del territorio da parte degli uffici.
Il contesto politico e gli scenari futuri
L'iter di approvazione, accelerato in chiusura d'anno, ha visto momenti di tensione anche nell'aula di Palazzo Madama, con il presidente del Senato che ha rivolto un'esortazione diretta a un senatore durante il voto. L'accusa mossa dai critici è che la manovra, nel suo complesso, costituisca un ulteriore passo verso la riduzione dei controlli preventivi e delle responsabilità per chi gestisce il denaro comune, seguendo un solco già tracciato da recenti interventi in materia penale. Il governo, dal canto suo, ribadisce l'urgenza e l'opportunità di una modernizzazione ritenuta indispensabile, lasciando che sia l'applicazione concreta della legge a dimostrarne la bontà nei prossimi anni.




