Crans-Montana, tra risarcimenti miliardari e controlli mancati

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le prime stime, avanzate in modo prudenziale ma netto dall’esperto Pascal Pichonnaz, professore di diritto privato all’Università di Friburgo, disegnano un contorno economico della strage di Capodanno di proporzioni quasi incalcolabili. Le richieste di risarcimento da parte delle parti civili, che comprendono le famiglie delle vittime e i feriti, potrebbero infatti oscillare tra i seicento milioni e il miliardo di franchi svizzeri, una somma che – come viene osservato – equivale grosso modo alla medesima cifra in euro. L’analisi, riportata dal quotidiano regionale Le Nouvelliste, si sofferma sulle diverse voci che concorrono a formare l’ammontare complessivo, le quali vanno dalle spese mediche sostenute e ancora da sostenere, alla perdita di capacità di guadagno per chi ha riportato invalidità, fino al danno morale, elemento di valutazione più complesso ma non per questo meno significativo. Si tratta di un quadro destinato a definire, nei suoi aspetti finanziari, le conseguenze di lunga durata della tragedia che ha colpito il locale notturno Le Constellation.

Un iter giudiziario che potrebbe durare un decennio

Quelle cifre, per quanto fossero prevedibili, non possono però tradursi in liquidazioni immediate per i soggetti coinvolti, dato che i tempi della giustizia, sia penale che civile, seguono percorsi lunghi e articolati. Come sottolinea lo stesso Pichonnaz, infatti, sarà necessario attendere la conclusione del processo penale, che dovrà accertare le responsabilità penali degli indagati, prima che si possa aprire il capitolo civile dedicato specificamente ai risarcimenti. In assenza di accordi stragiudiziali tra le parti, che potrebbero velocizzare notevolmente le procedure, è plausibile che per vedere definiti tutti i dossier si debbano attendere anche dieci o quindici anni. Un arco temporale che, come è facile immaginare, aggiunge un ulteriore peso psicologico e pratico a chi si trova già a dover gestire il lutto o le conseguenze fisiche dell’incidente.

Il rigoroso controllo dei camini e le falle sulla sicurezza pubblica

Parallelamente al dibattito sui risarcimenti, emergono con sempre maggiore chiarezza le contraddizioni nelle politiche di controllo del territorio da parte delle autorità locali. Il comune di Crans-Montana, come viene documentato, ha dimostrato un’applicazione intransigente della normativa riguardante i caminetti delle abitazioni private, i quali sono sottoposti a un’ispezione obbligatoria annuale affidata a spazzacamini certificati, i quali hanno il dovere di segnalare la più piccola irregolarità. Una severità di principi che, però, sembra essere venuta meno quando si è trattato di vigilare sulla sicurezza degli esercizi pubblici, lasciando che il locale Le Constellation, definito ora una vera e propria “bomba ad orologeria”, operasse senza che le criticità, divenute poi letali, fossero individuate e sanate. Questa discrepanza appare, a posteriori, come un elemento di amarezza per l’opinione pubblica, che osserva come la prevenzione sia stata applicata in modo così selettivo.

Il legame con l’Italia e le storie personali dei sopravvissuti

La tragedia, che ha causato la morte di numerosi giovani e ha lasciato oltre un centinaio di feriti, ha profondi legami con l’Italia, da dove provenivano molti degli avventori della serata. Tra le storie personali che si intrecciano con il dramma collettivo, vi è quella del giovane Antonio, uno dei sopravvissuti, figlio di Tommaso Lucia, uomo originario di Maida, in Calabria, il quale è cresciuto nelle vie del borgo ed è strettamente imparentato con il primo cittadino e con il vicesindaco del paese. Un episodio che mostra come le conseguenze dell’incendio si siano propagate ben oltre i confini svizzeri, toccando da vicino piccole realtà in cui i legami comunitari sono particolarmente saldi, e dove il sostegno alle famiglie colpite diventa un fatto naturale e immediato, al di là di ogni futura definizione giudiziaria.

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