Nordio: dopo il referendum si riforma il processo penale, più garanzie e risarcimenti per gli assolti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nel corso di un videocollegamento con i partecipanti al congresso di Nessuno tocchi Caino, ha tracciato le linee di un prossimo e ambizioso intervento legislativo. Una volta conclusa, presumibilmente con esito confermativo, la parentesi del referendum sulla separazione delle carriere previsto per marzo, il governo intende mettere mano alla riforma del codice di procedura penale. L’obiettivo dichiarato è quello di riportare la disciplina processuale ai suoi principi originari, quelli ispirati dall’illustre giurista e padre costituente, definendolo “una medaglia d’argento della Resistenza”. Il lavoro, come ha spiegato Nordio, si concentrerà sull’enfatizzazione dei momenti garantistici, a partire dal cardine della presunzione di innocenza, principio che deve permeare l’intero iter giudiziario.

I tre pilastri del nuovo corso garantista

Il garantismo propugnato dal ministro, il quale si è definito fedele osservante di tale dottrina insieme all’intera compagine governativa, si articola secondo tre momenti fondamentali e interdipendenti. Oltre al già citato rafforzamento della presunzione di non colpevolezza, Nordio ha posto l’accento sulla necessità di assicurare una concreta certezza della pena, aspetto che – se disatteso – mina la credibilità stessa dell’autorità giudiziaria e dello Stato. Il terzo pilastro è rappresentato dalla funzione rieducativa della pena, principio costituzionale che, a suo avviso, deve ritrovare centralità nell’esecuzione della condanna, puntando alla reale riabilitazione del condannato e al suo reinserimento sociale.

Il risarcimento per chi viene assolto in via definitiva

Un punto particolarmente significativo, emerso in risposta a una domanda diretta, riguarda la sorte di coloro che, dopo un lungo calvario giudiziario, ottengono una sentenza di assoluzione definitiva. Nordio, esprimendo una posizione che ha ribadito di sostenere da tempo, anche nelle sue precedenti vesti professionali, non ha avuto esitazioni: in questi casi è doveroso un risarcimento integrale. Questo concetto di “restitutio in integrum” deve riguardare non solo i danni patrimoniali subiti, come quelli derivanti da misure cautelari quali il sequestro dei beni, frequentemente applicate in procedimenti di prevenzione, ma anche il prezzo morale pagato dagli interessati. Il ministro ha, infatti, auspicato un risalto comunicativo analogo a quello dato all’accusa anche per le assoluzioni definitive, attraverso i mezzi di informazione, quale parziale riparazione all’ingiusto danno d’immagine patito.

Il contesto e le prospettive immediate

L’annuncio è stato fatto nel corso della giornata conclusiva dei lavori congressuali, che si sono tenuti nel Teatro Puntozero dell’istituto per i minorenni “Cesare Beccaria” di Milano, un luogo simbolico per una riflessione sulla giustizia. L’intervento del ministro, pur nel quadro di un confronto con un’associazione storicamente impegnata sui temi della giustizia e della pena, ha delineato un programma di governo preciso, rimandando l’avvio dei lavori alla conclusione del referendum sulla separazione delle carriere. La riforma, nelle intenzioni, dovrà quindi tradurre in norme concrete i principi cardine del garantismo, cercando un nuovo equilibrio tra le esigenze di difesa sociale, il rispetto dei diritti dell’indagato e dell’imputato, e la finalità rieducativa sancita dalla Carta fondamentale.

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