Guerra Ucraina, attesa per il vertice a Istanbul mentre Mosca rimane opaca sul memorandum
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Redazione Esteri
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Mentre si avvicina la data del possibile nuovo round di negoziati tra Russia e Ucraina, fissato per il 2 giugno a Istanbul, le dichiarazioni delle parti in conflitto lasciano intravedere margini di trattativa, ma anche ostacoli difficili da superare. Keith Kellogg, inviato speciale della Casa Bianca per l’Ucraina, ha confermato che gli Stati Uniti – ora guidati nuovamente da Donald Trump – sono disposti a garantire che Kiev non entri nella Nato, una delle principali richieste di Mosca. Tuttavia, ha sottolineato come la Russia stia dimostrando “irragionevolezza” nel rifiutarsi di chiarire i contenuti del memorandum per la tregua, continuando nel frattempo gli attacchi sul territorio ucraino.
“La frustrazione di Trump deriva dal fatto che ha avanzato proposte ragionevoli, cercando un dialogo costruttivo”, ha spiegato Kellogg in un’intervista ad Abc, aggiungendo di aver constatato personalmente “un livello di irragionevolezza” da parte russa che ha alimentato tensioni. Il Cremlino, dal canto suo, ha ribadito attraverso il portavoce Dmitry Peskov che Vladimir Putin è disposto a un vertice con Volodymyr Zelensky e Trump solo dopo che le delegazioni avranno raggiunto “risultati concreti” nei colloqui diretti. Una posizione che sembra rallentare le speranze di un faccia a faccia immediato, nonostante la disponibilità della Turchia, pronta a ospitare un eventuale summit trilaterale.
Kiev, intanto, ha confermato la partecipazione ai negoziati di Istanbul attraverso Andriy Yermak, capo dell’ufficio del presidente Zelensky, ma insiste sulla necessità di un memorandum chiaro, che la Russia finora non ha voluto rendere pubblico. Sul tavolo resta anche la questione delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, con Washington che esclude l’ingresso nella Nato – una concessione accolta con favore da Mosca – ma senza che questo abbia finora portato a un alleggerimento delle ostilità.
Oltreoceano, intanto, il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di un “test di credibilità” per gli Stati Uniti, riferendosi alla possibilità che Washington adotti sanzioni più severe contro la Russia qualora questa rifiutasse il cessate il fuoco. Una posizione che riflette lo scetticismo europeo sulla reale volontà negoziale del Cremlino, nonostante Ankara assicuri che “entrambe le parti vogliono la pace”, pur con condizioni diverse.




