Papa Leone ad Acerra: “Sono venuto a raccogliere le lacrime” delle vittime della Terra dei fuochi
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Redazione Interno
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L’elicottero è atterrato intorno alle 8.40 sul campo sportivo “Arcoleo”, ma il rumore delle pale non è riuscito a coprire il silenzio di una folla che, da anni, ha imparato a convivere con un dolore silenzioso. Ad accoglierlo, oltre alle istituzioni locali e al vescovo Antonio Di Donna, un gruppo di bambini che per lui hanno intonato il canto “Laudato si’”: un controcanto simbolico rispetto alle urla strozzate di una terra troppo a lungo avvelenata. Papa Leone XIV, giunto in Campania a poche settimane dalla tappa a Napoli e Pompei, ha voluto realizzare quel desiderio che era stato di Francesco e che la pandemia aveva sospeso, mettendo piede in quella che tristemente è conosciuta come la “Terra dei fuochi” per incontrare i familiari delle vittime dell’inquinamento ambientale.
Un “concentrato mortale di oscuri interessi” nella cattedrale
All’interno della Cattedrale di Santa Maria Assunta, il Pontefice ha ascoltato prima il racconto di chi ha perso i propri figli per mano di un ecocidio annunciato. “Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall'inquinamento ambientale”, ha esordito Leone, usando un verbo – raccogliere – che restituisce l’idea di un pastore che si china sulle macerie, senza la presunzione di ricostruire subito, ma con l’obbligo di non restare indifferente. A provocare quella devastazione, ha spiegato poi il Papa citando il pensiero del suo predecessore, è stato “un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune”, capace di avvelenare non solo le falde acquifere e i campi, ma l’intero tessuto sociale. Se Francesco aveva indicato la strada con l’Enciclica “Laudato si’”, oggi Leone ne raccoglie l’eredità più aspra: quella di nominare il male, distinguendolo nettamente dalla semplice fatalità. Le organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno agito impunemente, sono state messe davanti allo specchio delle loro responsabilità.
La voce del vescovo e il grido di chi resta
A rompere l’aria sacrale della cattedrale è stato il conteggio dei caduti. Il vescovo Di Donna, con la voce rotta dall’emozione, ha ricordato alla platea presente – dove si contavano numerosi familiari in lutto – che solo nel territorio di Acerra, negli ultimi trent’anni, sono morti 150 tra ragazzi e giovani a causa delle patologie contratte in un territorio diventato discarica a cielo aperto. Una strage silenziosa che il presule ha definito un “peccato che grida vendetta al cospetto di Dio”, rivolgendo un pensiero anche a chi ha negato per anni il nesso di causalità tra la contaminazione dei terreni e i tumori. Di fronte a questa presa d’atto, la risposta di Papa Leone è stata ferma ma non disperata: “Di fronte a questa realtà ci possono essere due atteggiamenti: l’indifferenza o la responsabilità. Voi avete scelto la responsabilità”. Una scelta, quest’ultima, che non cancella il male subito ma che prova a trasformarlo in ostinata resistenza, quella stessa resistenza che il Papa ha riconosciuto nella Chiesa locale, capace di osare “la denuncia e la profezia” per radunare il popolo nella speranza, laddove la politica e i silenzi complici avevano fallito.
Dalla “Campania felix” alla rinascita negata
Il discorso del Pontefice ha toccato anche la memoria storica di questi luoghi: terre un tempo chiamate “Campania felix” per la loro fertilità, oggi ridotte a un ecosistema compromesso. La metafora utilizzata da Leone è stata quella delle “ossa inaridite” del profeta Ezechiele. Un’immagine crudele, ma necessaria, per descrivere un territorio dove la morte sembra avere vinto sulla bellezza originaria. Tuttavia – e qui sta l’originalità del messaggio papale rispetto a una semplice deplorazione – il Papa non si è limitato a condannare i carnefici. Ha voluto ringraziare esplicitamente chi ha “risposto al male col bene”, citando quelle “madri coraggio” e quelle associazioni che, nonostante la fatica, chiedono giustizia senza piegarsi alla rassegnazione. Perché, come ha sottolineato, se il miracolo non avviene in una volta sola, è necessario continuare a “profetizzare” e a credere che la vita possa rifiorire persino laddove il veleno sembra aver seccato ogni germoglio. Nessuna promessa di miracoli immediati, dunque, ma un impegno a fare Chiesa come “ostinata resistenza”.
Un applauso dai bambini e il senso di una visita rimandata
Prima di spostarsi verso piazza Calipari per l’incontro con i primi cittadini dell’area, il Papa è stato salutato da un nutrito gruppo di ragazzi che avevano atteso il suo arrivo all’esterno. L’applauso e il canto “Laudato si’” risuonati in strada rappresentano, da soli, la contraddizione di questi luoghi: da un lato la morte e le lamentele, dall’altro la vitalità di una generazione che chiede di non essere dimenticata. Nel realizzare il desiderio incompiuto di Francesco – che avrebbe voluto essere qui il 24 maggio 2020 – Leone XIV ha voluto lanciare un messaggio di continuità: la cura della casa comune non è un optional teologico, ma il banco di prova della credibilità cristiana in territori martoriati dal degrado e dall’indifferenza. A chi gli chiedeva conto di quella presenza, il Papa ha risposto con i fatti, ascoltando per quasi un’ora i racconti di chi ha perso un figlio o un genitore a causa dell’inquinamento, restituendo dignità a un dolore troppo a lungo lasciato ai margini del dibattito pubblico.




