Mps, il proxy advisor Iss sostiene la lista del cda ma boccia Maione e il processo di successione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il verdetto era atteso con particolare attenzione, dato lo scenario di forte tensione che avvolge la governance di Banca Monte dei Paschi di Siena in vista dell’assemblea del 15 aprile. Institutional Shareholder Services (Iss), uno dei principali proxy advisor a livello globale, ha rotto gli indugi raccomandando agli azionisti di votare a favore della lista presentata dal consiglio di amministrazione uscente, quella che vede Fabrizio Palermo – attuale amministratore delegato di Acea – indicato come candidato unico per la carica di amministratore delegato. Si tratta di un sostegno, quello del proxy, che però non arriva in modo incondizionato: anzi, il report diffuso nelle ultime ore si infittisce di precisazioni selettive che rischiano di trasformare il voto di aprile in un vero e proprio esame per singoli candidati.

Iss ha giustificato la propria posizione chiarendo che, pur riconoscendo i meriti della lista alternativa presentata da Plt Holding – la società della famiglia Tortora che ha raccolto e schierato l’attuale amministratore delegato Luigi Lovaglio – un rinnovo totale del consiglio in questa fase, unito al ritorno del manager uscente, non rappresenta una proposta sufficientemente convincente per gli investitori. La valutazione, in altre parole, premia la continuità del perimetro tracciato dal board uscente, ma a patto che venga operata una scrematura precisa all’interno dei suoi ranghi.

Il voto selettivo e il caso del presidente Maione

Il cuore della strategia suggerita da Iss si basa su un meccanismo di voto duale: se la lista del cda risulterà vincente, scatterà una seconda votazione a livello individuale per i singoli candidati. Ed è proprio su questo fronte che emergono le indicazioni più nette. Il proxy advisor ha infatti raccomandato agli azionisti di non sostenere Nicola Maione, l’attuale presidente, nella riconferma al vertice della banca. Un’indicazione che, di fatto, disarticola la proposta del board, chiedendo agli investitori di separare la sorte del presidente da quella della squadra.

Ma non solo. Il parere negativo si estende ad altri nomi di peso presenti nella lista: Domenico Lombardi, attuale presidente del comitato nomine, e Alessandro Caltagirone junior, entrambi destinatari di un giudizio critico da parte del proxy. Nella lista dei “bocciati” figurano anche Elena De Simone e gli ultimi quattro candidati in ordine di lista: Gianmarco Montanari, Simonetta Iarlori, Francesca Pace e Rosa Cipriotti. Al contrario, tra i profili promossi a pieni voti spiccano quelli di Corrado Passera e Carlo Vivaldi, indicati come figure in grado di garantire competenza e stabilità in un momento di grandi trasformazioni.

I dubbi della Bce su Palermo e le criticità della successione

Se Iss esprime un parere favorevole sull’elezione di Fabrizio Palermo come amministratore delegato, lo fa con una precisazione che pesa come un macigno, perché ricalca fedelmente le perplessità già emerse dal fronte della vigilanza europea. Nel report, il proxy advisor riconosce che il manager “non dispone di un’esperienza manageriale diretta all’interno di un istituto bancario comparabile a Banca Monte dei Paschi di Siena”, un’osservazione che solleva interrogativi sul pieno allineamento del suo profilo con le specifiche esigenze della banca, “a maggior ragione considerando l’imminente integrazione con Mediobanca”.

Si tratta di un’eco quasi letterale delle riserve che, secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, sarebbero state formalizzate dalla Bce in due lettere inviate al board prima e dopo l’approvazione della lista. Francoforte, pur non rilasciando commenti ufficiali di dettaglio, avrebbe espresso preoccupazione per i requisiti “fit and proper” del candidato, sottolineando che l’esperienza maturata alla guida di Cassa Depositi e Prestiti, pur di alto profilo, non equivale alla gestione diretta di una banca commerciale soggetta a una vigilanza ordinaria. Questo scetticismo, filtrato in queste ore, rappresenta di fatto un assist per la lista concorrente guidata da Lovaglio, che nella sua lettera agli azionisti ha già puntato il dito sui “rischi di governance” legati alla nomina di Palermo.

La governance sotto osservazione e le liste concorrenti

A rendere il quadro ancora più complesso è la critica severa che Iss muove al processo di successione di Lovaglio. Secondo il proxy advisor, la banca era consapevole da tempo del fatto che, dopo la fusione con Mediobanca, l’istituto avrebbe avuto bisogno di una guida diversa; eppure, l’apparente assenza di candidati interni e la fretta nella ricerca di profili esterni “danno l’impressione di una pianificazione della successione inadeguata”. Una fretta che ha portato a individuare un unico candidato preferito, privo di esperienza bancaria diretta, alimentando ulteriori dubbi sulla solidità del processo.

L’assemblea, dunque, si configura come una proxy contest a tre. Accanto alla lista del cda e a quella di Plt Holding (che sostiene Lovaglio), c’è infatti una terza lista di minoranza, più snella, composta da tre candidati indipendenti, presentata da un gruppo di investitori istituzionali sotto il coordinamento di Assogestioni. Iss ha escluso di sostenere il cambio di maggioranza proposto da Plt, ritenendo che un completo rinnovamento del consiglio in questa fase non fosse una proposta convincente, preferendo invece l’approccio del voto selettivo per correggere le criticità senza stravolgere l’assetto.

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