Luigi Lovaglio: “Fiducioso di tornare ceo” mentre Mps aspetta il verdetto di Glass Lewis
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Redazione Economia
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Pochi giorni ormai ci separano dall’assemblea dei soci di Banca Monte dei Paschi di Siena, in calendario per il 15 aprile, e la contesa per il vertice di Rocca Salimbeni si fa sempre più serrata, giocata su un doppio binario che vede da una parte la lista ufficiale del consiglio di amministrazione uscente – che ha designato l’ad di Acea, Fabrizio Palermo, come unico candidato alla carica di amministratore delegato – e dall’altra quella presentata da Plt Holding, la società della famiglia Tortora che, forte di una partecipazione superiore all’1,2%, ha deciso di sostenere la riconferma di Luigi Lovaglio.
Quest’ultimo, la cui uscita dal vertice è stata sancita dal cda con la revoca delle deleghe e la sospensione dalle mansioni di direttore generale – una decisione, quella del board presieduto da Nicola Maione, maturata proprio a fronte della sua candidatura nella lista antagonista, ritenuta incompatibile con il proseguimento del rapporto fiduciario – ha rotto il silenzio con un’intervista a Bloomberg Tv, nella quale ha ribadito con forza la propria fiducia in un esito positivo della sfida. “Sono fiducioso, sono pienamente impegnato e sono convinto che questo impegno verrà riconosciuto dal mercato”, ha dichiarato Lovaglio, rivendicando il proprio track record e sottolineando come “continuità ed esecuzione siano cruciali in questa fase”, un passaggio delicato per l’istituto senese, impegnato nell’integrazione con Mediobanca dopo la complessa operazione di acquisizione.
Il manager, che tra il 2022 e il 2026 ha guidato la fase di ristrutturazione e successiva riprivatizzazione della banca, si è detto “a proprio agio” nel far parte della lista promossa dall’imprenditore Tortora, assicurando che il piano industriale da lui stesso concepito – quello che promette un’alta remunerazione agli azionisti – non andrebbe cambiato, perché in grado di posizionare l’istituto per la prossima fase di consolidamento del settore. Sull’inchiesta della Procura di Milano che lo vede indagato per manipolazione del mercato e ostacolo alle funzioni di vigilanza in relazione all’ops su Mediobanca – un procedimento che ha certamente pesato nel clima di sfiducia manifestato dal cda – Lovaglio ha glissato, osservando come la banca avesse confermato il suo fit & proper in più occasioni e sostenendo che, allo stato delle indagini, la questione non rappresenti un ostacolo per un nuovo mandato.
I numeri del mercato e l’attesa per il parere del secondo proxy advisor
Se il fronte della contesa vede schierato il cda uscente, forte anche del supporto di Institutional Shareholder Services (Iss) – il proxy advisor che ha raccomandato agli azionisti il voto a favore della lista di maggioranza, pur con alcuni distinguo sull’unicità della candidatura di Palermo e critiche puntuali verso alcuni consiglieri come Maione e Lombardi – l’attenzione degli investitori istituzionali, che detengono complessivamente oltre il 60% del capitale, è ora tutta rivolta al verdetto di Glass Lewis, atteso a brevissimo, probabilmente entro domani. Tra gli operatori, prevale l’idea che questo secondo advisor possa rivelarsi più ostico e meno incline a concessioni rispetto al collega, e il suo giudizio – storicamente influente nell’orientare le scelte dei grandi fondi internazionali come Blackrock, Norges Bank e Vanguard, che insieme superano il 12% delle azioni – potrebbe rivelarsi determinante per l’esito della votazione.
Il quadro si sta delineando anche attraverso i segnali di mercato, con il Titolo Mps che nelle ultime sedute ha mostrato una certa volatilità, risentendo delle incertezze legate alla governance futura e, al contempo, della solidità dei fondamentali messi in mostra dall’ultimo piano strategico. La data chiave, in questo senso, rimane quella del 2 aprile, la cosiddetta record date, termine ultimo per definire i soggetti legittimati a esercitare il diritto di voto in assemblea: eventuali acquisti o operazioni di prestito titoli dovranno essere perfezionati entro quella data per poter concorrere alla nomina del nuovo consiglio.
La lista Plt Holding risponde a Iss e rilancia sulla continuità
La reazione della lista di Plt Holding alle raccomandazioni di Iss non si è fatta attendere, con una lettera agli azionisti in cui Pierluigi Tortora ha contestato la logica sottesa al giudizio del proxy advisor, definendola foriera di “un periodo di prolungata incertezza” per la banca. Secondo la holding, la raccomandazione di Iss – che pur sostenendo la lista del cda suggerisce di votare contro alcune delle sue figure chiave, come il presidente Maione e il presidente del comitato nomine Lombardi – produrrebbe un vuoto di governance inaccettabile in una fase così delicata come quella post-fusione.
La lista alternativa, al contrario, garantirebbe un assetto certo già dal giorno successivo all’assemblea: un presidente noto (Cesare Bisoni, già ai vertici di UniCredit), un amministratore delegato designato (Lovaglio, l’artefice della trasformazione degli ultimi anni) e un consiglio completo e coeso, con dieci candidati qualificati da Iss come indipendenti. “L’integrazione post-merger non può attendere che il consiglio trovi il suo assetto”, ha ammonito Tortora, ribadendo che la governance che emergerebbe dalle indicazioni di Iss rischierebbe di far perdere un know-how istituzionale prezioso proprio mentre la banca è chiamata a gestire le fasi decisorie più critiche.
La strategia, la sfida per le deleghe e il ruolo del Tesoro
La rottura tra Lovaglio e il consiglio di amministrazione, consumatasi nelle settimane precedenti la presentazione delle liste, ha radici profonde che affondano nella gestione della strategia di crescita per linee esterne, in particolare per quanto riguarda l’acquisizione di Mediobanca. Il management uscente, rappresentato dal board presieduto da Maione, ha contestato a Lovaglio non solo le modalità dell’operazione – che ha portato a un’inchiesta giudiziaria – ma anche l’opportunità di procedere con una fusione totale, un progetto che alcuni azionisti rilevanti non condividevano appieno. In questo contesto, la candidatura di Fabrizio Palermo, scelta dal cda dopo un percorso che inizialmente prevedeva una terna di nomi comprendente anche Corrado Passera e Carlo Vivaldi, rappresenta un tentativo di discontinuità che il mercato e gli advisor sono chiamati a valutare.
La scadenza del 15 aprile si configura così come un vero e proprio banco di prova non solo per i due schieramenti, ma anche per il futuro assetto di uno degli istituti più importanti del panorama bancario italiano, reduce da una complessa fase di risanamento e ora proiettato in un’ambiziosa operazione di crescita dimensionale. Il Tesoro, azionista di maggioranza relativa con circa l’11,7% del capitale, pur mantenendo un profilo istituzionalmente defilato nella contesa tra liste, rappresenta il primo tassello di un mosaico in cui il peso dei grandi investitori esteri, orientati dai proxy advisor, farà probabilmente la differenza.




