Istanbul, arresto del sindaco Imamoglu: le proteste non si fermano
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Redazione Esteri
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Le strade di Istanbul continuano a essere teatro di tensioni e manifestazioni, mentre migliaia di persone sfidano divieti e repressioni per protestare contro l’arresto del sindaco Ekrem Imamoglu, figura chiave dell’opposizione turca e principale rivale politico del presidente Recep Tayyip Erdogan. L’arresto, avvenuto mercoledì scorso con l’accusa di corruzione e favoreggiamento a un gruppo terroristico, è stato immediatamente bollato dall’opposizione come un “tentativo di colpo di stato”, scatenando una prima ondata di proteste che non accenna a placarsi.
Nonostante il divieto di assembramento e la massiccia presenza di forze dell’ordine, i dimostranti si sono radunati in più punti della città, tra cui l’ingresso del municipio, simbolo del potere locale che Imamoglu ha rappresentato dal 2019. Le barricate della polizia, i cannoni ad acqua e i gas lacrimogeni non hanno fermato i manifestanti, molti dei quali giovani studenti, decisi a esprimere il proprio dissenso. Alcuni, nel tentativo di spostarsi verso piazza Taksim, cuore simbolico delle proteste, sono stati bloccati dagli agenti, dando vita a brevi ma intensi scontri.
La tensione è palpabile, alimentata anche dai numerosi arresti legati a post sui social media, considerati incitamenti alla rivolta. I media locali hanno diffuso immagini e video che mostrano momenti di conflitto, con la polizia in assetto antisommossa che ricorre a manganelli e lacrimogeni per disperdere la folla. Tra i manifestanti, molti gridano slogan a sostegno di Imamoglu, definito da più parti un “prigioniero politico”, e denunciano un attacco alla democrazia.
La vicenda giudiziaria che ha portato all’arresto del sindaco è al centro di un acceso dibattito. Le accuse, che includono presunti legami con organizzazioni terroristiche, sono state respinte con forza dall’avvocato di Imamoglu, il quale ha parlato di un “processo politico” orchestrato per indebolire l’opposizione. La detenzione del sindaco, già protagonista di una storica vittoria elettorale contro il partito di Erdogan nel 2019, rischia di inasprire ulteriormente il clima politico in Turchia, già segnato da polarizzazione e tensioni.




