Due colombe toscane tra le migliori dieci d’Italia al concorso Divina Colomba 2026
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Redazione Economia
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C’è anche un pezzo di Toscana tra i migliori lievitati artigianali d’Italia selezionati per la finale dell’ottava edizione di Divina Colomba 2026, il concorso nazionale organizzato da Goloasi che riunisce i pasticceri più capaci nella produzione del dolce simbolo della Pasqua. La pasticceria Valecchi di Borgo San Lorenzo, guidata dal maestro Francesco Belli, e la pasticceria Pimpina di Montelupo Fiorentino, con il maestro Lorenzo Bandini, hanno ottenuto l’ambito riconoscimento che le colloca tra le dieci eccellenze della categoria tradizionale, quella considerata la più classica e al tempo stesso la più difficile da interpretare per l’equilibrio che richiede tra profumi, consistenza e rispetto della ricetta storica. Le due realtà fiorentine, ciascuna con la propria filosofia produttiva e il proprio approccio agli impasti, si preparano ora a rappresentare la regione nella finale in programma per l’11 marzo a Bari, dove una giuria di tecnici esperti - composta tra gli altri da Eustachio Sapone, Pietro Netti e Francesco Borioli - valuterà struttura alveolare, qualità delle materie prime e coerenza stilistica dei lievitati in gara.
Un settore in crescita tra tradizione e innovazione
Il momento che attraversa la produzione artigianale della colomba, secondo quanto emerge dal primo Osservatorio Divina Colomba realizzato da Goloasi su un campione di trecento attività tra pasticcerie, forni e laboratori artigianali diffusi sull’intero territorio nazionale, appare caratterizzato da una sostanziale fiducia e da previsioni di crescita per il futuro immediato. Il 66,1% dei produttori intervistati prevede infatti un aumento dei volumi produttivi per la Pasqua 2026, mentre il restante 33,9% indica una sostanziale stabilità rispetto all’anno precedente, confermando un comparto che non conosce crisi e che anzi consolida la propria posizione nel mercato dolciario delle festività. La domanda, spiegano i dati raccolti, resta stabile e i prezzi si attestano per l’86,1% degli artigiani in una forbice compresa tra i trenta e i quaranta euro, posizionamento che racconta di un prodotto percepito come di alta gamma ma comunque accessibile per un regalo o per la tavola della domenica di Pasqua.
La filiera corta e il valore della prossimità
La colomba artigianale si conferma, dalle rilevazioni effettuate dall’Osservatorio, un prodotto fortemente legato al territorio e alla cosiddetta filiera corta, con la stragrande maggioranza delle vendite che avviene attraverso il canale diretto: ben il 92,2% dei produttori realizza le proprie vendite direttamente in laboratorio o nel proprio punto vendita, senza intermediazione della grande distribuzione o di piattaforme terze. Questo dato, che fotografa una realtà produttiva frammentata in migliaia di piccole e medie realtà artigiane, racconta anche di un rapporto di fiducia che si costruisce nel tempo tra pasticcere e cliente, elemento che diventa decisivo in un mercato dove la qualità si paga e dove la provenienza degli ingredienti, come pure la storia familiare alle spalle di ogni laboratorio, fanno la differenza. Nel campione analizzato, il 42,6% delle attività produce meno di cinquecento pezzi per la Pasqua, mentre il 29,6% si attesta tra i cinquecento e il migliaio e solo il 27,8% supera le mille unità, a testimonianza di una produzione che resta su scala ridotta e che privilegia la qualità alla quantità.
Le categorie in gara e la giuria di esperti
Oltre alla categoria tradizionale che vede in gara le due realtà toscane insieme ad altri tredici concorrenti provenienti da tutta Italia, il concorso Divina Colomba 2026 prevede anche la sezione dedicata al cioccolato, con dieci finalisti, e quella più innovativa riservata alla colomba salata, che conta cinque partecipanti. Nella categoria cioccolato si sfideranno maestri pasticcieri del calibro di Roberto Catelli, Raffaele Romano, Antonio Masulli e Gianluca Cecere, nomi già noti agli appassionati del settore per le loro precedenti affermazioni in concorsi nazionali, mentre per la salata i riflettori saranno puntati su Giacomo Balestra, Michele Iazzetta, Daniele Milo, Antonio Chiumiento e Salvatore Sgrizzi. A valutare le creazioni sarà una giuria presieduta da Massimiliano Dell’Aera, ideatore del concorso, e composta da maestri lievitisti di lunga esperienza che esamineranno ogni colomba secondo criteri precisi: la struttura dell’impasto, la regolarità dell’alveolatura, l’equilibrio aromatico e la qualità percepita delle materie prime utilizzate, senza dimenticare la coerenza stilistica rispetto alla categoria di appartenenza.
Il regolamento e i disciplinari da rispettare
Ogni colomba ammessa alla fase finale del concorso deve necessariamente rispettare i criteri stabiliti dal regolamento, che impone l’utilizzo esclusivo di lievito madre vivo - elemento imprescindibile per garantire la corretta lievitazione e la conservazione del dolce - e di canditi senza anidride solforosa, oltre alla conformità al disciplinare istituito dal Decreto Ministeriale del 22 luglio 2005 che definisce gli standard per la produzione del lievitato pasquale. Questa attenzione alle materie prime e ai processi produttivi, spiegano gli organizzatori, nasce dalla volontà di valorizzare il lavoro artigiano e di creare un confronto tecnico tra territori diversi, mettendo in luce le peculiarità di ogni scuola regionale e le differenti interpretazioni che pasticceri del Nord e del Sud danno del medesimo dolce. Per i maestri toscani Belli e Bandini, la finale barese rappresenta non solo un riconoscimento del lavoro svolto ma anche un’occasione per confrontarsi con colleghi di altissimo livello, portando in Puglia la tradizione pasticcera della loro regione e le specificità dei loro lievitati.




