Toscana, due colombe artigianali tra le top dieci d’Italia: il riconoscimento a Valecchi e Pimpina

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La pasticceria Valecchi di Borgo San Lorenzo, dove opera il maestro Francesco Belli, e la pasticceria Pimpina di Montelupo Fiorentino, guidata dal maestro Lorenzo Bandini, sono state ufficialmente riconosciute tra le eccellenze nazionali del panorama lievitistico. I due artigiani toscani, infatti, sono riusciti a conquistare un posto nella finale del concorso Divina Colomba 2026, aggiudicandosi così l’ambito riconoscimento che le colloca tra le migliori dieci colombe artigianali d’Italia, un risultato che premia la cura maniacale della materia prima e la sapienza nella lavorazione del lievito madre. La competizione, giunta alla sua ottava edizione e organizzata da Goloasi, ha visto svolgersi la propria fase conclusiva a Bari, all’interno della cornice della decima edizione della Mostra internazionale enoagroalimentare Levante Prof, dove una giuria composta da maestri lievitisti del calibro di Eustachio Sapone, Pietro Netti e Francesco Borioli ha valutato con rigore le creazioni in gara.

Il percorso dei finalisti e il verdetto sulle categorie

L’elenco dei trenta finalisti, selezionati in tutto il territorio nazionale, comprendeva nomi di spicco del settore, suddivisi nelle tre categorie previste: Tradizionale, Cioccolato e Salata. Per la categoria Tradizionale, quella che più delle altre richiede il rispetto del disciplinare e una tecnica consolidata, i due rappresentanti toscani si sono confrontati con quindici colleghi, tra cui spiccavano Roberto Catelli dell’Aquila, Luigi Smaldone di Matera e i pugliesi Domenico Petronella di Altamura. La competizione nella sezione Cioccolato, che contava dieci partecipanti, ha visto in lizza professionisti come Fabio Giardino dall’Irpinia e Nicola Zanella dal Veneto, mentre per l’originale categoria Salata, con cinque finalisti, il confronto era tra maestri come Giacomo Balestra della penisola sorrentina e Salvatore Sgrizzi dalla Lombardia.

Alla fine, il verdetto della giuria ha decretato i vincitori assoluti dell’edizione 2026, che portano a casa il Titolo di migliori interpreti del lievitato pasquale. Nella categoria Tradizionale, il primo posto è andato al laziale Camillo Tosi de La Dolce Tuscia di Capranica, in provincia di Viterbo, un riconoscimento che ne certifica la maestria nel mantenere in vita la tradizione con equilibrio aromatico e struttura impeccabile. Per la categoria Cioccolato, invece, il podio è stato conquistato dal campano Antonio Masulli del Caffè Masulli 1927 di Somma Vesuviana, nel Napoletano, la cui capacità di integrare il cacao nell’impasto senza prevaricarne la sofficità ha convinto i giudici. Infine, a spuntarla nella categoria Salata è stato un altro campano, Antonio Chiumiento della Pasticceria delle Grazie di Eboli, nel Salernitano, premiato per la coerenza stilistica e l’equilibrio dei sapori sapidi in un prodotto di complessa realizzazione.

L’offerta del mercato pasquale tra grande distribuzione e artigianato

Mentre i riflettori del concorso si accendono sulle botteghe artigiane, il mercato pasquale si presenta sempre più variegato e accessibile, con una forbice di prezzi che spazia dalle poche unità euro fino a cifre ben più consistenti per i prodotti firmati. La guida di Scatti di Gusto, che ha analizzato cinquanta colombe di Pasqua 2026, offre una panoramica chiara di quanto l’offerta si sia ampliata, mettendo a confronto le versioni economiche della grande distribuzione, talvolta reperibili a meno di cinque euro, con le creazioni gourmet di pasticceria, dove il costo lievita insieme all’impasto. Se sugli scaffali dei supermercati si trovano i grandi classici industriali, dall’altro lato lo shopping online e le pasticcerie specializzate propongono i dolci firmati da chef di fama come Antonino Cannavacciuolo o Carlo Cracco, una tendenza che dimostra come la ricerca della colomba perfetta si sia trasformata in un vero e proprio rito di acquisto che incrocia tradizione e contemporaneità, spingendo il consumatore a orientarsi tra ingredienti dichiarati e tempi di lievitazione che, nell’artigianale, diventano il principale parametro di qualità.

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