La sfida delle colombe romane e il caso del forno Grieco che sforna la versione chetogenica
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Redazione Economia
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Con l’avvicinarsi della Pasqua, il rituale della scelta del lievitato perfetto torna a infiammare gli animi dei romani, specialmente quelli che abitano tra il centro storico e il litorale. A Roma sud e in particolare nel quartiere di Ostia, il laboratorio artigianale del Forno Grieco, storica realtà fondata nel 1967, si presenta quest’anno al banco di prova con una proposta che rompe gli schemi della tradizione più ortodossa. Accanto alla colomba classica, realizzata con lievito madre vivo e lunghi tempi di lievitazione, la novità assoluta per il 2026 è rappresentata dall’arrivo di una colomba chetogenica, pensata per intercettare quella fetta di consumatori che segue regimi alimentari a basso contenuto di carboidrati senza voler rinunciare al simbolo gastronomico della festività. Claudio Grieco, già riconosciuto per il Titolo di miglior panettone di Roma, guida un forno che ha fatto della qualità delle materie prime e delle ore di lavorazione (che per il lievitato pasquale superano spesso le 36 ore) il proprio cavallo di battaglia. L’obiettivo dichiarato è quello di mantenere inalterati profumo e struttura alveolata del dolce tradizionale, reinterpretandoli con ingredienti compatibili con le nuove esigenze alimentari.
Il respiro nazionale tra premi, maestri e supermercati
Mentre il panorama capitolino si concentra sulle eccellenze locali, la scena nazionale della pasticceria italiana si gioca su palcoscenici più ampi. Il periodo pasquale ha visto il consueto appuntamento con i premi di settore, come il doppio riconoscimento assegnato nell’ambito del concorso ideato da Stanislao Porzio, dove una pasticceria si è aggiudicata i primi posti sia per la colomba che per la pastiera. In questo contesto di alta artigianalità, il nome di Iginio Massari continua a rappresentare un riferimento imprescindibile. Per il 2026, la sua Alta Pasticceria propone una gamma che spazia dalla versione tradizionale – con le sue quattro lievitazioni per un totale di 65 ore di lavorazione – fino a edizioni limitate che abbinano il cioccolato all’uvetta macerata nel rum o al lampone. La sua colomba, disponibile anche in varianti senza lattosio o senza canditi, si conferma tra le più desiderate, posizionandosi nel segmento di lusso del mercato dove i prezzi riflettono la ricerca tecnica e la selezione accurata degli ingredienti.
L’equilibrio dei prezzi e il ruolo della grande distribuzione
L’ampia forbice che separa l’artigianato di alto livello dalla produzione industriale si fa particolarmente evidente nell’analisi dei costi. Se da un lato le creazioni firmate da maestri come Massari o da chef stellati come Antonino Cannavacciuolo e Carlo Cracco superano abbondantemente la soglia dei 40 euro, raggiungendo talvolta cifre vicine ai 120 euro per confezioni speciali o decorate a mano, dall’altro la grande distribuzione organizzata risponde con una proposta che mira alla qualità a prezzi competitivi. La rivista di settore *La Cucina Italiana* ha recentemente stilato una selezione delle migliori colombe disponibili sugli scaffali dei supermercati, tutte con un prezzo inferiore ai 30 euro, dimostrando come il divario tra il prodotto artigianale puro e quello industriale di fascia alta si sia progressivamente assottigliato in termini di attenzione agli ingredienti e ai processi di lievitazione. Per il consumatore medio, la scelta diventa quindi sempre più una questione di prossimità e fiducia nel singolo laboratorio, piuttosto che una mera distinzione tra prodotto “fatto in casa” e “industriale”.




