Varta, il gruppo delle batterie perde Apple e chiede l’insolvenza

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il gruppo tedesco Varta, storico produttore di pile e batterie con una storia lunga quasi 140 anni, ha ufficialmente presentato quattro istanze di insolvenza presso il tribunale di Stoccarda. La richiesta, che riguarda la capogruppo e tre società controllate, è ora al vaglio dei giudici e segna un nuovo, drammatico capitolo per un'azienda che già nel 2024 era stata sottoposta a un piano di ristrutturazione per evitare il fallimento.

A determinare il tracollo, come confermato da una portavoce dell'azienda e da numerose fonti finanziarie, è stata la perdita del suo principale cliente, il colosso statunitense Apple, che ha deciso di spostare le forniture per i suoi auricolari AirPods verso produttori asiatici.

L'impatto di questa decisione si abbatte in modo devastante sullo stabilimento bavarese di Nördlingen, dove lavorano circa 350 dipendenti e che dovrebbe chiudere i battenti già a partire dal prossimo ottobre, con la produzione delle batterie a bottone "CoinPower" destinata a cessare completamente entro novembre.

La crisi finanziaria e il rifiuto dei soci di iniettare nuovo capitale

A far precipitare la situazione è stata la richiesta di rimborso dei prestiti avanzata dai creditori, che mercoledì scorso hanno chiesto il saldo dei finanziamenti concessi, spingendo di fatto l'azienda verso l'insolvenza. Il principale gruppo di creditori, guidato da Deutsche Bank e dai fondi di investimento londinesi RBC BlueBay, Blantyre e Whitebox, ha agito dopo che un'analisi indipendente ha stabilito che Varta necessitava di decine di milioni di euro di nuovi finanziamenti a breve termine per poter continuare a operare.

Nonostante trattative serrate svoltesi nelle scorse settimane, nessuno si è dimostrato disposto a versare capitale fresco. A chiudere le porte sono stati anche gli stessi azionisti di maggioranza: la casa automobilistica Porsche AG e l'investitore austriaco Michael Tojner, che detengono il controllo del gruppo dopo la ristrutturazione del 2024, hanno escluso categoricamente di garantire nuove risorse alla società in difficoltà, lasciando l'azienda senza alcuna ancora di salvataggio.

L'addio di Apple e la fine della produzione per gli AirPods

Il colpo più duro per Varta, che aveva già visto i propri conti compromessi da anni di concorrenza asiatica e rincari energetici, è arrivato la scorsa primavera con la perdita della commessa di Apple. Il gigante di Cupertino, che per anni si era affidato al produttore tedesco per le micro-batterie ricaricabili destinate agli auricolari AirPods, ha infatti deciso di spostare le forniture in Cina, dove i costi di produzione sono notevolmente inferiori.

La decisione, che comporterà la definitiva interruzione degli acquisti da Varta già a partire da novembre, ha reso insostenibile la prosecuzione dell'attività nello stabilimento bavarese di Nördlingen, un impianto che dipendeva in modo quasi esclusivo dagli ordini dell'azienda statunitense. Il presidente di Varta ha ammesso di non essere riuscito a trovare nuovi clienti per evitare la chiusura dell'impianto, che impiega 350 persone, e che ora si prepara a un'autunno di profonda incertezza per il futuro dell'intero gruppo.

Il futuro del gruppo tra smembramento e nuovi assetti societari

Con una situazione ormai compromessa e la prospettiva di un fallimento imminente, il futuro di Varta sembra ora segnato da una possibile frammentazione. Secondo quanto riportato dall'agenzia Reuters e da altre fonti, il principale gruppo di creditori punterebbe a rilevare il ramo più redditizio dell'azienda, ovvero quello delle batterie per uso domestico, un business stimato in circa 240 milioni di euro che potrebbe essere ceduto per oltre 300 milioni.

Contemporaneamente, l'azionista di maggioranza Michael Tojner avrebbe manifestato interesse per la divisione delle microbatterie, utilizzate in apparecchi acustici e dispositivi elettronici.

La procedura di amministrazione controllata, richiesta proprio per evitare la liquidazione immediata, consentirà al consiglio di amministrazione, guidato dall'amministratore delegato Michael Ostermann, di mantenere la gestione operativa sotto la supervisione di un curatore nominato dal tribunale, con l'obiettivo di preservare il maggior numero possibile di posti di lavoro e di riorganizzare i segmenti ancora potenzialmente produttivi.

I numeri di un declino annunciato

Il gruppo Varta, che conta circa 3.260 dipendenti a livello globale, molti dei quali nella sede centrale di Ellwangen, ha pubblicato i suoi ultimi risultati finanziari nel 2024, quando ha registrato un fatturato di circa 793 milioni di euro e una perdita netta di 64,5 milioni di euro. Nonostante a inizio aprile dello scorso anno l'azienda avesse dichiarato di aver completato con successo il piano di ristrutturazione e di essere tornata sulla giusta strada, i fatti hanno dimostrato una realtà ben diversa.

La crisi di Varta si inserisce in un contesto europeo delle batterie già fortemente scosso dal recente collasso della svedese NorthVolt, e rappresenta un nuovo campanello d'allarme per la manifattura tedesca, già in difficoltà come dimostra la crisi che sta attraversando colossi come Volkswagen.

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