Fallisce Varta, il colosso tedesco delle batterie perde Apple e chiede l’insolvenza
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il gruppo tedesco Varta, storico produttore di pile e batterie con oltre un secolo di attività, ha ufficialmente presentato istanza di insolvenza presso il tribunale di Stoccarda. La richiesta, che coinvolge quattro società del gruppo tra cui la capogruppo Varta AG e le controllate Varta Microbattery, Varta Micro Production e Varta Storage, segna un nuovo, drammatico capitolo per un’azienda che già nel 2024 era stata costretta a un complesso processo di ristrutturazione per evitare il collasso.
Le istanze sono attualmente al vaglio dei giudici, mentre il futuro dei circa 3.260 dipendenti a livello globale – quasi 4.000 secondo alcune fonti – è appeso a un filo, con lo stabilimento bavarese di Nördlingen già destinato alla chiusura entro ottobre.
La perdita di Apple e la concorrenza asiatica
Il colpo mortale per la società di Ellwangen è arrivato la scorsa primavera, quando il suo principale cliente, il colosso statunitense Apple, ha deciso di interrompere la collaborazione per la fornitura delle microbatterie ricaricabili "CoinPower" destinate agli auricolari wireless AirPods. La Mela, come riportato da più fonti, ha scelto di rivolgersi a produttori cinesi, in grado di offrire costi notevolmente inferiori e volumi elevati, infliggendo una ferita mortale alla filiera produttiva tedesca.
La decisione ha privato Varta del suo committente più importante, un legame che aveva portato l'azienda a investire massicciamente per espandere la capacità produttiva proprio in funzione delle richieste di Apple, creando una pericolosissima dipendenza da un unico acquirente.
Di fatto, lo stabilimento di Nördlingen, in Baviera, dove lavorano circa 350 persone e che era stato potenziato per far fronte agli ordini della casa di Cupertino, si è ritrovato senza una ragione economica per continuare a operare, con la produzione che cesserà definitivamente in autunno.
Il crollo finanziario e il rifiuto dei soci
La situazione, già resa critica da un indebitamento crescente e da un contesto di mercato sfavorevole, è precipitata quando i principali creditori del gruppo hanno chiesto il rimborso immediato dei prestiti concessi. Secondo la stampa tedesca, tra i finanziatori figurano la Deutsche Bank e i fondi d'investimento londinesi Blantyre, RBC BlueBay e Whitebox. Un'analisi indipendente ha stimato che per scongiurare l'insolvenza sarebbero stati necessari decine di milioni di euro di capitale fresco a breve termine.
Tuttavia, nonostante trattative serrate, nessuno si è detto disposto a rimettere mano al portafoglio. Gli stessi azionisti di maggioranza – il costruttore automobilistico Porsche AG e l'investitore austriaco Michael Tojner – hanno escluso nuovi apporti di capitale, facendo così venir meno l'ultima ancora di salvataggio e spianando la strada alla procedura concorsuale.
L'azienda, pur dichiarando che la richiesta di insolvenza non è dovuta a un collasso immediato della gestione corrente, punta a utilizzare questo strumento per garantire la continuità operativa e provare a ristrutturarsi, come già aveva tentato di fare nel 2024 senza successo.
Verso lo smembramento del gruppo
Il futuro di Varta appare ora segnato da una possibile frammentazione delle sue attività. Il rischio concreto, secondo quanto riportato da Reuters, è che il gruppo venga smembrato, con i principali creditori pronti a rilevare il ramo più redditizio e solido dal punto di vista finanziario: la divisione delle batterie per uso domestico.
Questa attività, che produce le pile tradizionali per telecomandi e piccoli dispositivi, è stimata avere un valore di circa 240 milioni di euro e non è stata inclusa nella procedura di insolvenza, proprio per agevolarne il passaggio a una nuova proprietà. Dall'altro lato, l'azionista Michael Tojner avrebbe manifestato interesse a rilevare la divisione delle microbatterie, un settore di nicchia che include le forniture per apparecchi acustici, pur consapevole che anche su quel fronte saranno necessari tagli profondi e una nuova ristrutturazione.
La vicenda mette in luce le difficoltà strutturali dell'industria europea, incapace di reggere la competizione sui prezzi con i rivali asiatici, in un contesto già segnato dal fallimento della svedese Northvolt.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
