Tir fermi a oltranza nel Mezzogiorno, porti e rifornimenti sotto scacco
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Redazione Interno
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Motori spenti, camion parcheggiati nei piazzali e porti che rallentano la movimentazione delle merci. È il bilancio delle prime ore dello sciopero degli autotrasportatori siciliani, iniziato alla mezzanotte del 16 ottobre e destinato a proseguire fino al 20 ottobre, con la minaccia esplicita di andare avanti «anche più» se dal ministero delle Infrastrutture non arriveranno convocazioni e risposte concrete.
A rimarcarlo è Salvatore Bella, portavoce del Comitato trasporto siciliano, che ha spiegato come la mobilitazione non preveda blocchi stradali: i mezzi restano fermi nelle aziende, ma le navi cariche di prodotti ortofrutticoli e alimentari diretti ai supermercati non vengono scaricate.
La protesta si allarga dal Mezzogiorno
La scelta di non paralizzare la viabilità non ha però impedito che i disagi si propagassero rapidamente lungo la penisola. In Calabria sono diciassette i presidi individuati da Fedralog, la federazione regionale della logistica, con camion posizionati ai margini delle strade e restringimenti di carreggiata che rallentano la circolazione soprattutto nei pressi del porto di Gioia Tauro e degli svincoli dell’autostrada A2 nel Cosentino.
In Basilicata, circa cento tir hanno bloccato il traffico pesante sulla statale 106 Ionica all’altezza di Scanzano Jonico, mentre in Puglia si registrano presidi a Brindisi e sulla tangenziale di Andria. La protesta coinvolge anche agricoltori e studenti, come accaduto a Corigliano Rossano e nella Locride, dove il malcontento ha superato i confini delle singole categorie.
Il prezzo del gasolio e i conti delle imprese
Alla base del fermo c’è un dato che gli operatori definiscono insostenibile: il gasolio per autotrazione ha superato i 2,16 euro al litro a settembre, con un incremento di circa 35 centesimi rispetto a febbraio, secondo le stime diffuse da Confindustria Catania. Per un veicolo che percorre centomila chilometri all’anno, l’aggravio supera gli ottomila euro nell’arco di otto mesi.
Bella ha quantificato l’impatto sulla singola operazione di rifornimento: «Ogni pieno di serbatoio costa mille euro in più e a questo si aggiungono altri settecento euro in più per il costo del biglietto delle navi». Le imprese siciliane lamentano inoltre il mancato pagamento dei contributi legati al programma Sea Modal Shift e il rifinanziamento del Marebonus, oltre a crediti d’imposta promessi ad aprile e mai erogati.
La corsa al pieno e i timori per gli scaffali
Lo stop dei mezzi che movimentano i carburanti ha innescato una reazione immediata tra gli automobilisti, con file ai distributori e cartelli di «esaurito» esposti in diverse zone della Calabria e della Puglia. La situazione degli approvvigionamenti è stata resa più fragile dal blocco della raffineria Eni di Taranto, poi rimosso nella mattinata del 16 ottobre, che aveva interrotto i flussi regolari di carburante verso il Mezzogiorno.
Sul fronte delle merci, Federconsumatori Sicilia ha avvertito che cinque giorni di fermo rischiano di svuotare gli scaffali dei supermercati, con particolare riguardo ai prodotti freschi come frutta e verdura, mentre Confagricoltura segnala l’impossibilità di far arrivare a destinazione le merci deperibili. L’Associazione distributori farmaceutici ha invece assicurato la regolarità delle forniture alle farmacie, precisando che al momento non si registrano criticità per i medicinali.
La convocazione del ministero e le distanze tra le sigle
Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fissato un incontro con le associazioni di categoria per il 27 ottobre, una data che il Comitato siciliano considera tardiva e inadeguata, anche perché coinvolge sigle nazionali che non stanno partecipando allo sciopero. «Consideriamo un vero e proprio affronto la convocazione delle sigle sindacali nazionali che non stanno scioperando», ha dichiarato Bella, annunciando che senza risultati concreti i piazzali resteranno bloccati a oltranza.
Assotir, dal canto suo, ha definito la convocazione «una presa di coscienza, per quanto tardiva, dell’emergenza» e ha sollecitato misure immediate, a partire dall’applicazione obbligatoria della clausola di adeguamento tariffario automatico alle variazioni del costo del gasolio, estesa anche ai contratti non scritti. Nel frattempo, la premier Giorgia Meloni ha espresso solidarietà al settore, mentre il vicepremier Matteo Salvini sta valutando di anticipare l’incontro a Milano già nei prossimi giorni.
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