Unicredit lancia un’ops su Commerzbank per superare il 30% e Orcel tende la mano a Berlino

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Piove sul bagnato, si potrebbe dire, ma nel caso specifico si tratta di una manovra finanziaria tanto complessa quanto ponderata, che vede UniCredit protagonista di una nuova, decisa mossa nel cuore dell’Europa che conta. L’istituto guidato da Andrea Orcel, lo stesso che da mesi tiene banco nelle cronache finanziarie per le sue strategie di crescita esterna, ha rotto gli indugi e ufficializzato il lancio di un’offerta pubblica volontaria di scambio sulle azioni della tedesca Commerzbank. L’annuncio, arrivato a mercati ancora chiusi nella giornata di lunedì 16 marzo, ha immediatamente prodotto effetti divergenti nelle due piazze finanziarie coinvolte: mentre Francoforte ha premiato il Titolo Commerzbank, spingendolo al rialzo ben oltre la soglia dei trenta euro per azione, Piazza Affari ha invece mostrato freddezza, con il titolo del gruppo di Piazza Gae Aulenti che ha subito una flessione, segno evidente di come gli investitori stiano valutando con attenzione i costi e le implicazioni dell’operazione.

La ratio di questa iniziativa, che non mira affatto, almeno stando alle dichiarazioni ufficiali, a scalare il controllo effettivo della seconda banca tedesca, va ricercata in un dettaglio tecnico ma di cruciale importanza: la normativa tedesca in materia di offerte pubbliche di acquisto prevede che, al superamento della soglia del trenta per cento del capitale, scatti l’obbligo di lanciare un’OPA. UniCredit, che già detiene circa il ventisei per cento del capitale in via diretta e un ulteriore quattro per cento attraverso total return swap, intende ora varcare quella linea, ma senza per questo voler esercitare il controllo sull’istituto teutonico. Il paradosso solo apparente si spiega con la volontà di non dover continuamente ricalibrare la propria partecipazione, un vero e proprio stillicidio tecnico reso necessario dal programma di buyback in corso da parte di Commerzbank, e di potersi al contempo riservare la facoltà, in futuro, di incrementare ulteriormente la propria quota, magari attingendo liberamente al mercato.

Le cifre del concambio e l’attesa per il via libera di BaFin

Il cuore pulsante dell’operazione, come sempre accade in questi frangenti, risiede nei numeri che ne determinano la convenienza. Il rapporto di cambio definitivo non è stato ancora cesellato, spettando all’autorità di vigilanza finanziaria tedesca, la BaFin, il compito di stabilito nei prossimi giorni. La base di calcolo, peraltro, sarà il prezzo medio ponderato per i volumi (il cosiddetto Vwap) degli ultimi tre mesi, un parametro che dovrebbe garantire una certa obiettività alla valutazione. Tuttavia, UniCredit ha già voluto fornire un’indicazione di massima, esprimendo l’aspettativa che il concambio si assesti su un rapporto di 0,485 azioni UniCredit per ogni azione Commerzbank. Tradotto in cifre, questo valore implicherebbe un prezzo per azione Commerzbank di 30,8 euro, che a sua volta inra un premio del quattro per cento rispetto alla chiusura del 13 marzo scorso. Si tratta, come hanno sottolineato in molti, di un premio tutto sommato contenuto, il che conferma indirettamente la natura tecnica e non predatoria dell’offerta.

Tempistiche lunghe e un aumento di capitale in vista per l’ops su Commerzbank

Per vedere materialmente completata l’operazione bisognerà armarsi di pazienza, perché l’orizzonte temporale delineato da UniCredit si spinge fino alla prima metà del 2027. L’avvio formale dell’offerta è previsto per l’inizio di maggio, con una finestra di quattro settimane per consentire le adesioni. Nello stesso mese, e questo è un passaggio cruciale dal punto di vista societario, verrà convocata un’assemblea straordinaria degli azionisti chiamata a deliberare l’aumento di capitale necessario a servire lo scambio azionario. Il regolamento finale, con la conseguente emissione delle nuove azioni, potrà avvenire solo dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni regolamentari del caso, un iter che notoriamente richiede tempi piuttosto distesi. Parallelamente, la banca è in attesa del via libera dell’assemblea del 31 marzo e della Bce per il programma di buyback 2025 da 4,75 miliardi di euro, un’operazione che, hanno tenuto a precisare i vertici, non interferirà con la politica dei dividendi.

Orcel e la pressione su Berlino per un dialogo mai realmente partito

Dietro la cortina delle cifre e dei meccanismi finanziari, però, si cela una partita ben più ampia e politica. Andrea Orcel, del resto, non ha mai fatto mistero delle sue ambizioni europee e l’interesse per Commerzbank, che affonda le radici ben prima dell’acquisto del primo pacchetto azionario dallo Stato tedesco nel settembre del 2024, si è sempre scontrato con una certa ritrosia da parte di Berlino. Il governo tedesco, che pure detiene ancora una quota di circa il dodici per cento del capitale, ha ripetutamente mostrato freddezza verso un eventuale matrimonio, preferendo, almeno a parole, una strategia stand alone per la propria banca. Eppure, la mossa di UniCredit, definita dal suo stesso consiglio di amministrazione come “ragionevole e pragmatica, priva di svantaggi”, sembra studiata proprio per forzare la mano, per portare tutti gli attori intorno a un tavolo. L’obiettivo, nelle parole di Orcel, è quello di favorire nelle prossime settimane un confronto costruttivo, un dialogo che finora non c’è stato o è stato, quantomeno, interlocutorio. La crescita organica di Commerzbank, che pure l’amministratore delegato Bettina Orlopp ha più volte difeso come la strada maestra, non sembra aver prodotto i risultati sperati in Borsa, visto che il titolo ha fatto segnare dall’inizio dell’anno una flessione del sedici per cento, la peggiore nell’indice Euro Stoxx Banks. Un dato, questo, che forse peserà più di tante parole nelle valutazioni degli azionisti tedeschi.

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