UniCredit lancia un’ops su Commerzbank per salire oltre il 30 per cento ma il controllo non è l’obiettivo
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Redazione Economia
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A mercati europei ancora chiusi, UniCredit ha rotto gli indugi, formalizzando il lancio di un’offerta pubblica di scambio volontaria sulle azioni di Commerzbank, una mossa che, nelle intenzioni dichiarate da Piazza Gae Aulenti, punta a scavalcare la soglia del 30 per cento del capitale della banca tedesca. L’operazione, che si avvarrà di un concambio determinato nei prossimi giorni dall’autorità di vigilanza tedesca, il BaFin, si fonda su una stima preliminare che vede un rapporto di 0,485 azioni UniCredit per ogni Titolo Commerzbank, un valore che, tradotto in termini di prezzo, si attesta attorno ai 30,8 euro per azione, inCorporando un premio del 4 per cento rispetto alla chiusura del 13 marzo scorso. La banca italiana, che attualmente detiene circa il 26 per cento della partecipata in via diretta, cui si aggiunge un altro 4 per cento detenuto attraverso total return swap, si è mossa con l’obiettivo dichiarato di superare quella barriera del 30 per cento che, una volta valicata, libererebbe l’istituto dall’obbligo di dover costantemente ritoccare la propria esposizione per rimanere al di sotto del limite imposto dalla normativa sugli acquisti di partecipazioni rilevanti. L’amministratore delegato Andrea Orcel, nel corso della conference call che ha seguito l’annuncio, ha voluto sgombrare il campo da facili letture in chiave aggressiva, ribadendo con forza come l’obiettivo principale non sia affatto l’acquisizione del controllo dell’istituto di credito tedesco, bensì l’avvio di un dialogo costruttivo con il management di Commerzbank e con tutti i suoi stakeholder, governo tedesco in primis, ancora titolare di una quota residua del 12 per cento.
La strategia dietro l’offerta e il nodo della soglia del 30 per cento
La partita che Orcel sta giocando sul terreno bancario tedesco, e che dura ormai da molti mesi, è sottile e si gioca su più tavoli, non limitandosi alla mera conquista di una banca, ma mirando piuttosto ad acquisire un peso specifico maggiore per sedersi al tavolo delle trattative con una voce più influente. Superare la soglia del 30 per cento, come previsto dalla legge tedesca in materia di offerte pubbliche di acquisto, non è un dettaglio tecnico di secondo piano, rappresentando invece la chiave di volta per poter successivamente incrementare la partecipazione sul mercato con maggiore libertà, senza inciampare negli obblighi di una nuova offerta generalizzata. La scelta dell’offerta pubblica di scambio, che prevede il pagamento in azioni UniCredit e non in denaro, è stata ponderata per rispettare le regole del quadro normativo tedesco, ma al tempo stesso consente alla banca italiana di preservare la propria solidità patrimoniale, con un impatto sul capitale che, nelle attuali previsioni che escludono il controllo, viene definito minimo. L’avvio formale dell’Ops è atteso per l’inizio di maggio, con una finestra di adesione di quattro settimane, e sarà preceduto da un’assemblea straordinaria degli azionisti di UniCredit, convocata sempre nel corso del prossimo mese, per ottenere il via libera all’aumento di capitale necessario a servire l’offerta, il cui regolamento materiale, tra autorizzazioni e adempimenti burocratici, si concretizzerà non prima della prima metà del 2027.
Le dichiarazioni di Orcel e il confronto con gli analisti
Nel corso della telefonata con gli analisti, Orcel ha ribadito più volte l’approccio costruttivo che anima l’iniziativa, sottolineando come l’obiettivo sia quello di innescare un confronto positivo con Commerzbank e con le istituzioni tedesche, dopo mesi di interlocuzioni che non avevano portato a risultati concreti. La sua visione, espressa senza giri di parole, è che l’Europa abbia bisogno di banche più grandi e solide, e che la frammentazione del sistema bancario tedesco non rappresenti un vantaggio per il paese; un’opinione, questa, che egli stesso riconosce non essere condivisa da tutti gli attori in campo. La volontà di evitare una deriva ostile dell’intera partita è emersa con chiarezza dalle sue parole, laddove ha spiegato che senza questa iniziativa si sarebbe potuti scivolare in una spirale di reciproca aggressività, mentre l’offerta rappresenta un tentativo di porre fine a un tira e molla che, nei mesi precedenti, non ha prodotto nulla. Una volta conclusa l’offerta, e nelle more che non porti all’acquisizione del controllo, UniCredit si troverà nelle condizioni di poter acquistare azioni Commerzbank sul mercato aperto come qualsiasi altro investitore, senza più i vincoli che oggi la costringono a monitorare costantemente la propria quota per non scattare il grilletto dell’offerta obbligatoria.
Tempistiche, autorizzazioni e i dettagli dell’operazione
L’intera architettura dell’operazione poggia su tempistiche ben definite e su passaggi regolamentari obbligati, a partire dalla determinazione del rapporto di cambio da parte del BaFin, che si baserà sulla media ponderata dei prezzi delle azioni delle due banche negli ultimi tre mesi. UniCredit, dal canto suo, ha già comunicato la propria aspettativa per un concambio di 0,485, ma sarà l’autorità tedesca a stabilire il dato effettivo, che potrebbe discostarsi dalle previsioni. Parallelamente all’Ops, la banca italiana è in attesa del via libera dall’assemblea del 31 marzo e dalla Banca Centrale Europea per il programma di buyback da 4,75 miliardi di euro relativo al 2025, un’operazione che, hanno precisato dall’istituto, non avrà impatti sulla politica dei dividendi e che partirà solo dopo la chiusura del periodo di adesione all’offerta su Commerzbank. Il consiglio di amministrazione di UniCredit ha definito l’offerta una misura ragionevole e pragmatica, priva di veri e propri svantaggi, considerando che la partecipazione detenuta continua a rappresentare una fonte di creazione di valore, indipendentemente dal fatto che si riesca o meno a scavalcare la soglia del 30 per cento. L’attenzione, a questo punto, si sposta sulle reazioni del governo tedesco, il cui 12 per cento residuo rappresenta un tassello fondamentale, e sul management di Commerzbank, chiamati a confrontarsi con una mossa che, pur dichiaratamente amichevole, porta la partita su un piano completamente nuovo rispetto al passato.




