Il risiko bancario europeo si accende: l’offerta di UniCredit per Commerzbank e il muro di Berlino
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Redazione Economia
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C’è un filo rosso che collega Milano a Francoforte, passando per le grandi capitali della finanza europea, e quel filo, teso al massimo dalla mossa a sorpresa di Andrea Orcel, porta con sé il peso di un’integrazione possibile, ma anche di resistenze politiche che sembrano non conoscere crisi. UniCredit, che già deteneva una partecipazione diretta di circa il 26% in Commerzbank e un altro 4% attraverso total return swap, ha ufficializzato il lancio di un’offerta pubblica di scambio volontaria: l’obiettivo dichiarato, come chiarito da una nota del gruppo di piazza Gae Aulenti, è superare la fatidica soglia del 30% prevista dalla normativa tedesca in materia di offerte pubbliche di acquisto. Non si tratta, a sentire il management, di una scalata ostile per impadronirsi del controllo dell’istituto tedesco, quanto piuttosto di un tentativo – definito dallo stesso Orcel “ragionevole e pragmatico” – di favorire un confronto costruttivo con la banca e con tutti i suoi stakeholder, evitando al contempo di dover continuamente aggiustare la propria esposizione a causa del programma di buyback avviato da Commerzbank.
La reazione di Berlino, tuttavia, non si è fatta attendere ed è apparsa netta nelle sue formulazioni, seppur articolata su più livelli. Il cancelliere Friedrich Merz ha ribadito con fermezza la posizione del governo, dichiarando che l’indipendenza di Commerzbank rappresenta un punto fermo e che un’acquisizione ostile non sarebbe accettabile. Una presa di posizione, questa, che arriva da un esecutivo che detiene ancora una quota del 12% nel capitale della banca e che vede con preoccupazione la possibilità che uno dei pilastri del credito tedesco finisca sotto l’egida italiana. A rendere l’atmosfera ancora più incandescente ci hanno pensato le rappresentanze sindacali: Sascha Ubel, a capo del consiglio di fabbrica di Commerzbank, ha bollato l’operazione come “il passo successivo della spudoratezza”, promettendo una difesa a oltranza con tutte le forze e i mezzi a disposizione, in un clima che definisce apertamente ostile.
Sul fronte opposto, la strategia di UniCredit appare meticolosamente calibrata per non fornire pretesti a una chiusura definitiva. L’offerta, il cui rapporto di cambio sarà determinato nei prossimi giorni dall’autorità di vigilanza BaFin sulla base dell’andamento medio dei titoli negli ultimi tre mesi, dovrebbe attestarsi intorno a 0,485 azioni UniCredit per ogni azione Commerzbank, un valore che inra un premio modesto, attorno al 4% rispetto alle quotazioni precedenti l’annuncio. È lo stesso Orcel, del resto, a smorzare i toni in conference call con gli analisti, sottolineando che non si mira al controllo e che l’impatto finanziario per il gruppo, qualora la partecipazione resti poco sopra il 30%, sarebbe minimo. Una narrazione, quella italiana, che punta a sdrammatizzare la portata dell’intervento, presentandolo come una necessità tecnica più che come un assalto, ma che non può nascondere l’ambizione di sedersi al tavolo con la forza di chi, una volta superato lo scoglio normativo, potrebbe in futuro incrementare liberamente la propria quota sul mercato.
Nel mezzo di questo braccio di ferro, che intreccia logiche finanziarie e sovranismi economici, si inseriscono voci autorevoli che chiedono di guardare oltre gli steccati nazionali. Achim Wambach, presidente del Centro per la Ricerca Economica Europea (ZEW), ha lanciato un monito chiaro alla politica tedesca, invitando il governo federale a non frapporre ostacoli al processo di acquisizione. In un’Europa che, soprattutto nei servizi, sconta ancora costi di transazione interna elevati nonostante il mercato unico, operazioni come questa rappresenterebbero un passo avanti verso quella tanto agognata unione del risparmio e degli investimenti che non si fermi ai confini. La posizione della stessa Bettina Orlopp, amministratore delegato di Commerzbank, appare per certi versi speculare: da un lato ribadisce che la priorità resta creare valore per gli azionisti, dall’altro, in un’intervista a Bloomberg Tv, ha aperto uno spiraglio, dichiarandosi assolutamente disposta a sedersi a un tavolo per discutere una proposta avanzata, sebbene al momento non ci sia una bozza di base su cui lavorare.
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