Bergamo ricorda le vittime del Covid: lenzuoli bianchi e nomi che restano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A cinque anni dall’inizio della pandemia da Covid-19, che nel 2020 sconvolse il mondo intero, Bergamo, simbolo di una resistenza straziante e di una resilienza che ha lasciato il segno, torna a commemorare le vittime di quella tragedia. Domani, in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime del Coronavirus, la città orobica rivive uno dei momenti più drammatici della sua storia: la processione di camion militari che, carichi di bare, trasportavano i defunti dal Cimitero Monumentale verso altri luoghi per la cremazione. Un’immagine che, ancora oggi, evoca un dolore profondo e una ferita mai del tutto rimarginata.

In piazza Maggiore, a Bologna, un’iniziativa analoga ha visto la partecipazione di centinaia di persone. Su lenzuola bianche, lunghe 120 metri, sono stati scritti a mano i nomi e gli anni di nascita delle 4.488 vittime del Covid nella provincia. Non semplici numeri, ma persone con storie, affetti, identità. L’opera, assemblata in piazza da cucitrici volontarie, è stata poi srotolata dalla Torre dell’Orologio di Palazzo d’Accursio, con l’aiuto dei vigili del fuoco. Un gesto simbolico, che vuole conservare la memoria di chi non c’è più, restituendo dignità a chi è stato spesso ridotto a una statistica.

A Bergamo, come in altre città, il ricordo si è tradotto in gesti semplici ma carichi di significato. Qualcuno ha lasciato una rosa, altri si sono inginocchiati in silenzio, scrivendo un nome o una data. Altri ancora hanno affidato al pennarello il loro tributo, trasformando i teli in un mosaico di vite spezzate. «Stavolta», ha spiegato Giovanni Beccari, organizzatore dell’evento, «abbiamo voluto fare qualcosa di tangibile, perché la memoria non si perda».

Anche la Chiesa lombarda ha voluto partecipare al ricordo. I vescovi delle dieci diocesi della regione hanno fatto suonare le campane delle chiese, un gesto che rievoca i momenti più bui della pandemia, quando proprio la Lombardia fu tra le aree più colpite. Un suono che, oggi come allora, vuole essere un messaggio di speranza e di vicinanza, ma anche un monito a non dimenticare.

La pandemia, che ha lasciato un segno indelebile, continua a essere oggetto di dibattito e, purtroppo, di negazionismo. «C’è ancora chi nega», sottolineano alcuni organizzatori delle commemorazioni, «ma per noi è importante ricordare. Perché dietro ogni nome c’è una storia, una famiglia, un vuoto che non si colmerà mai».

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