Fiaccolata silenziosa a Bergamo in memoria di Valentina Sarto, la mamma: "Scusa se non sono riuscita a proteggerti"
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Redazione Interno
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Il Comune di Bergamo, attraverso la rete interistituzionale Antiviolenza Bergamo-Dalmine di cui è capofila, ha promosso per la serata di venerdì 20 marzo una fiaccolata silenziosa in ricordo di Valentina Sarto, la donna di 41 anni uccisa dal marito nella loro abitazione di via Pescaria. L'iniziativa, alla quale la cittadinanza è invitata a partecipare, si configurerà come un momento di raccoglimento e di vicinanza alla famiglia, ma rappresenterà al contempo un segnale chiaro e collettivo contro ogni forma di violenza di genere. Il corteo, partendo alle 20.30 proprio dal portone di casa della vittima, al civico 26 di via Pescaria, si snoderà lungo via Crescenzi per concludersi nel piazzale antistante la New Balance Arena, lo stadio che fa da cornice a un quartiere, Valtesse, scosso da quanto accaduto.
Il dolore pubblico di una madre e il silenzio di chi non risponde
Lia Ventura, la madre di Valentina, ha scelto le note di "Ovunque sarai" di Irama per accompagnare un messaggio toccante affidato ai social, un saluto che in poche ore ha fatto il giro del web e che restituisce la misura di uno strappo irreparabile. "Avevi 41 anni e lui ti ha tolto la vita senza pietà ti ha portato via da me e da chi ti amava veramente", scrive la madre, immaginando la figlia tra prati bellissimi insieme ai cari defunti e al suo cane Dick, e aggiungendo, con un trasporto che squarcia il velo della cronaca, un "scusami se non sono riuscita a proteggerti". Un dolore privato che diventa pubblico, quello di una madre che si scusa per non aver potuto difendere la propria bambina, mentre la macchina giudiziaria intanto segue il suo corso. Vincenzo Dongellini, il marito quarantanovenne, dopo essere stato dimesso dall'ospedale Papa Giovanni XXIII, è stato trasferito nel carcere di via Gleno: l'uomo, difeso dall'avvocato Stefania Battistelli, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al procuratore aggiunto Maria Cristina Rota e al sostituto Antonio Mele, restando di fatto in silenzio di fronte alle domande degli inquirenti.
Le coltellate, l'allarme della figlia e le tracce di una relazione finita
La dinamica di quanto accaduto mercoledì mattina emerge dai primi rilievi della scientifica, sebbene l'esatta ricostruzione debba essere chiarita dall'autopsia, fissata per domani all'obitorio dello stesso ospedale dove Dongellini era stato piantonato. La donna, stando a una prima ricostruzione, sarebbe stata raggiunta da un numero di coltellate compreso tra le sei e le otto, inferte con violenza alla schiena e al collo; l'ora del decesso, stando a quanto si apprende, dovrebbe collocarsi tra le dieci e le undici del mattino. Circa un'ora e mezza più tardi, il marito avrebbe contattato la figlia ventiduenne, avuta da una precedente relazione e residente a Cremona, comunicandole di aver litigato con Valentina e di aver tentato il suicidio. È stata la ragazza a lanciare l'allarme, portando gli agenti a fare irruzione nell'appartamento, dove hanno trovato la vittima riversa a terra in una pozza di sangue e l'uomo accanto a lei, ferito superficialmente alle braccia. Le indagini, coordinate dalla Procura, si concentrano ora sui mesi precedenti il delitto, e in particolare sul racconto di Moris Panza, l'uomo con cui Valentina, che lavorava come barista allo stadio, aveva intrecciato una relazione a febbraio. Panza, sentito dagli inquirenti, ha riferito di aver più volte spinto la donna a sporgere denuncia contro il marito, un uomo che descrive come divenuto sempre più geloso e opprimente, al punto da accompagnarla sabato scorso dai carabinieri di Almenno San Salvatore per chiedere un consiglio su come lasciarlo. La vittima, che avrebbe anche confidato al compagno di aver subito delle violenze e di aver registrato alcune telefonate con Dongellini per documentare le sue minacce, aveva però chiesto una settimana di tempo prima di formalizzare un esposto, una settima che purtroppo non le è bastata.
Un presidio già nella sera di giovedì e la risposta della città
Mentre si attendono gli sviluppi dell'inchiesta, con l'udienza di convalida dinanzi al gip e l'esame autoptico che chiarirà ogni dettaglio sulle ferite, la città non è rimasta in silenzio. Già nella serata di giovedì 19 marzo, infatti, un presidio spontaneo si è radunato davanti alla casa di via Pescaria, un luogo che è diventato simbolo di una tragedia annunciata e che alcuni vicini, intervistati, hanno descritto come teatro di frequenti litigi, sebbene non risultassero denunce formali. Alla commemorazione, durante la quale è stato esposto uno striscione con la scritta "La violenza sulle donne non ha mai scusanti", ha preso parte anche la sindaca Elena Carnevali, testimoniando la vicinanza dell'amministrazione comunale. Un'adesione, quella del primo cittadino, che si inserisce nel solco della fiaccolata indetta per venerdì, un'iniziativa che il Comune, attraverso i suoi canali ufficiali, ha voluto fortemente per ribadire un impegno che non può e non deve essere episodico, ma tradursi in una presenza condivisa e quotidiana contro un fenomeno, quello del femminicidio, che continua a mietere vittime e a lacerare il tessuto sociale, come dimostrano i numeri che parlano di sei casi solo negli ultimi due anni nel bergamasco.




