Femminicidio a Bergamo, dopo l'omicidio di Valentina Sarto la mobilitazione della Rete antiviolenza: giovedì sera un momento di raccoglimento e sabato un presidio in largo Rezzara

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La città di Bergamo si prepara a due appuntamenti pubblici per ricordare Valentina Sarto, la barista di 41 anni uccisa mercoledì mattina dal marito Vincenzo Dongellini nella loro abitazione di via Pescaria. La Rete bergamasca contro la violenza di genere e Non Una di Meno hanno indetto per giovedì 19 marzo alle 18 un momento di raccoglimento proprio davanti al palazzo dove la donna viveva, mentre per sabato 21 marzo, sempre alle 18, è stato convocato un presidio in largo Rezzara. Le associazioni, attraverso un documento diffuso nelle ultime ore, hanno voluto sottolineare con forza come l'uccisione di Valentina non rappresenti affatto un episodio isolato o riconducibile a dinamiche puramente private, bensì l'ennesima manifestazione di quella che definiscono una violenza di carattere strutturale, la quale attraversa l'intera società e che continua a mietere vittime, spesso nel silenzio o quanto meno nella mancata protezione da parte delle istituzioni preposte. Secondo i dati diffusi dalle stesse organizzatrici, tra Bergamo e la sua provincia si sarebbero verificati sei femminicidi negli ultimi due anni, una media che si attesta attorno a un omicidio ogni quattro mesi, circostanza che renderebbe improrogabile, a loro avviso, un intervento deciso e coordinato.

Il tentativo di aiutarla e la denuncia mai formalizzata

A emergere con chiarezza, nelle ore successive al delitto, è la figura di Moris Panza, l'uomo di Almenno San Bartolomeo con il quale Valentina aveva intrecciato una relazione a partire dallo scorso febbraio. Panza, ascoltato dagli inquirenti, ha ricostruito i tentativi, portati avanti con insistenza, di convincere la donna a sporgere denuncia contro il marito, dal quale era ormai intenzionata a separarsi. L'uomo, che frequentava il bar dove Valentina lavorava, ha raccontato di averla accompagnata sabato 14 marzo dai carabinieri di Almenno San Salvatore, nella speranza di ottenere indicazioni su come comportarsi. La coppia, in quell'occasione, aveva esposto la situazione ai militari, i quali avevano invitato la donna a formalizzare un esposto. Valentina, tuttavia, nonostante le preoccupazioni e le violenze che riferiva di subire, aveva chiesto tempo, manifestando l'intenzione di attendere ancora una settimana per valutare l'evolversi della situazione, un rinvio che purtroppo si è rivelato fatale.

La relazione tormentata e le violenze negli ultimi mesi

Dalla ricostruzione fornita da Panza, suffragata anche da messaggi vocali e registrazioni che la stessa Valentina avrebbe conservato, emerge un quadro di crescente tensione domestica. Il rapporto tra i coniugi, che stavano insieme da oltre dieci anni e si erano sposati il 24 maggio del 2025, si sarebbe deteriorato rapidamente dopo le nozze, con un'escalation di litigi e comportamenti violenti. In particolare, a partire dall'inizio della relazione extraconiugale di Valentina, Dongellini avrebbe manifestato una gelosia ossessiva, accompagnata da insulti quotidiani e, in almeno due circostanze, da veri e propri episodi di violenza fisica, tanto che in un'occasione la donna si sarebbe presentata dal compagno con dei segni sul collo. La situazione era nota anche ai vicini di casa, che hanno riferito di frequenti e violente liti tra i due, l'ultima delle quali nella notte tra lunedì e martedì, quando le urla erano state udite distintamente dalla strada.

L'arresto e il silenzio dell'indagato

Vincenzo Dongellini, 49 anni, originario dell'Imolese e attualmente disoccupato, dopo aver accoltellato ripetutamente la moglie alla schiena e al collo si era procurato alcune ferite superficiali alle braccia, sostenendo di aver tentato il suicidio e di aver ingerito della candeggina. È stata la figlia ventiduenne di Dongellini, avuta da una precedente relazione e residente a Cremona, a lanciare l'allarme dopo aver ricevuto una telefonata dal padre in cui questi le confessava di aver litigato con la moglie e che lei stava male. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e la polizia, che ha trovato il senza vita di Valentina in camera da letto. Giovedì mattina Dongellini è stato dimesso dall'ospedale Papa Giovanni XXIII, dove era stato ricoverato in stato di arresto, e trasferito nel carcere di via Gleno. L'uomo, difeso dall'avvocata Stefania Battistelli, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pubblico ministero Antonio Mele, che coordina le indagini, a causa delle precarie condizioni psicofisiche. Non risultavano denunce formali presentate dalla vittima, né precedenti specifici a carico dell'omicida, se non qualche vecchio episodio per truffa.

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