Stop ai motori termici, sette Paesi Ue scrivono a Bruxelles: “Niente nuovi allentamenti”

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Le tensioni interne all’Unione europea sulla transizione energetica, lungi dall’essersi placate, trovano un nuovo e significativo banco di prova nel dossier automotive. Dopo il colpo di timone rappresentato dall’Automotive Package dello scorso dicembre – un pacchetto normativo che, come molti ricorderanno, ha già significativamente ammorbidito gli obiettivi originari sulle emissioni di CO₂ delle auto – il quadro politico appare oggi più frastagliato che mai.

Da un lato, c’è chi (come Germania e Italia) spinge per ulteriori concessioni, dall’altro, una coalizione di sette Paesi ha deciso di alzare la voce per bloccare sul nascere qualsiasi ulteriore passo indietro rispetto agli attuali impegni presi in sede europea. Non si tratta di una semplice scaramuccia tra fazioni opposte, bensì di una mossa politica dai contorni ben definiti, volta a preservare quanto resta del Green Deal in un momento storico in cui l’intero impianto normativo appare sempre più sotto scacco.

La lettera dei sette: un fronte compatto per difendere gli obiettivi al 2035

Una lettera congiunta – è questa l’arma scelta da Danimarca, Spagna, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Svezia – per chiedere alla Commissione europea di resistere alle sirene del rinvio. Il documento, che arriva a ridosso di una riunione chiave dei ministri dell’Ambiente, sostiene in modo netto che qualsiasi ulteriore deviazione dal percorso di elettrificazione costituirebbe un errore strategico per l’intero continente.

La loro posizione si basa su un assunto chiaro, suffragato dagli ultimi sviluppi normativi: il nuovo quadro prevede già una serie di ammorbidimenti rispetto all’obiettivo originale di zero emissioni al 2035, incluso l’abbassamento del target di riduzione delle emissioni di CO₂ dal 100% al 90%. Un ulteriore passo indietro, avvertono i sette, rischierebbe di compromettere la competitività di un settore che, invece di guardare al futuro, resterebbe impantanato in una transizione infinita e contraddittoria.

Le ragioni dello scontro tra elettrificazione e neutralità tecnologica

Se da una parte i sette Paesi invocano coerenza e accelerazione, dall’altra il fronte delle nazioni cosiddette “scettiche” (Germania, Italia e Repubblica Ceca su tutte) chiede invece un approccio più flessibile, spesso riassunto nel concetto di “neutralità tecnologica”. Quest’ultimo fronte, forte anche del malcontento popolare rilevato in sondaggi recenti dove circa la metà degli italiani si dice contraria allo stop a diesel e benzina, preme per rivedere i meccanismi di compensazione e per snellire i target intermedi.

Tuttavia, la controffensiva dei sette smonta questa narrazione sottolineando un aspetto che va ben oltre la tutela dell’ambiente: la sicurezza energetica. Nella loro missiva, i ministri hanno volutamente legato la transizione ecologica alla necessità di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, una lezione, questa, che la crisi degli ultimi anni ha reso amara ma indispensabile per la tenuta geopolitica del Vecchio Continente.

Il nodo delle flotte aziendali e l’effetto domino sull’industria

Il braccio di ferro in corso non riguarda solo le date di scadenza, ma tocca un nervo scoperto dell’economia reale: la gestione delle flotte aziendali. Le stesse che, rappresentando circa il 60% delle nuove immatricolazioni nell’Unione, sono considerate il volano ideale per spingere l’elettrico sul mercato.

Mentre alcune grandi aziende attendono sviluppi normativi prima di sostituire i propri parchi macchine – con il rischio concreto di paralizzare il rinnovo proprio negli anni decisivi prima del 2030 – i sette Paesi chiedono di resistere alle pressioni delle lobbies industriali che vedono nell’attuale contesto un pericolo per i margini di guadagno della filiera termica.

La posta in gioco è altissima: un ulteriore allentamento delle regole rischierebbe di vanificare gli ingenti investimenti già effettuati dai costruttori sulla tecnologia a batteria, consegnando di fatto quote di mercato ai competitor cinesi e americani che, ormai da tempo, hanno scelto una strada molto meno tortuosa della nostra.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.