Guerra in Ucraina, droni colpiscono depositi di petrolio russi: gli ultimi aggiornamenti da Kostyantynivka e il vertice Nato di Ankara
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Redazione Esteri
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L'offensiva russa nel Donbass e la guerra a colpi di droni contro le infrastrutture energetiche segnano una nuova, intensa giornata nel conflitto.
Mentre le sorti della strategica città di Kostyantynivka restano appese a un filo, con Mosca che ne rivendica la conquista e Kiev che smentisce, l'attenzione si sposta anche sugli sviluppi diplomatici e militari: al vertice Nato di Ankara, il premier bulgaro Rumen Radev ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per discutere di cooperazione energetica, mentre nella notte l'esercito ucraino ha messo a segno nuovi attacchi con droni contro depositi di petrolio russi, in quella che Kiev definisce una strategia di "sanzioni a lungo raggio".
La battaglia per Kostyantynivka e le dichiarazioni contrastanti
Nelle ultime settimane, la battaglia per il controllo di Kostyantynivka, centro nevralgico nell'Oblast di Donetsk, ha raggiunto un livello di criticità estrema. Mosca ha individuato la città come obiettivo prioritario già dalla scorsa estate, e i recenti sviluppi sul campo sembrano dare ragione a chi prevede un epilogo imminente.
Le forze russe, dopo aver consolidato le posizioni nella parte nord-orientale dell'abitato e aver interrotto l'autostrada H-20, stanno ora concentrando i loro sforzi sugli ultimi isolati ancora sotto controllo ucraino, in particolare nel centro storico e nel settore occidentale.
Secondo quanto riportato da analisti indipendenti, come la risorsa ucraina DeepState, le forze di occupazione hanno effettivamente avanzato all'interno della città. La situazione per le unità ucraine ancora presenti appare estremamente complicata: i russi continuano a mantenere un forte controllo del fuoco tramite droni FPV, complicando la logistica e preparando il terreno per ulteriori avanzate verso l'agglomerato urbano di Kramatorsk e Sloviansk.
Nonostante la pressione sul campo, il presidente Volodymyr Zelensky ha fermamente respinto le dichiarazioni del Cremlino che davano per certa la caduta della città. "I combattimenti per Kostyantynivka continuano", ha affermato il leader ucraino, ribadendo la determinazione delle sue truppe e sottolineando come le rivendicazioni di Putin trovino scarsa corrispondenza nella realtà dei fatti. Le stesse forze armate ucraine hanno dichiarato di aver respinto decine di assalti russi nell'area nel corso delle ultime 24 ore, segno che la resistenza è tutt'altro che domata.
La strategia dei droni: nuovi attacchi ai depositi di petrolio russi
Parallelamente agli sviluppi sul fronte del Donbass, l'Ucraina ha intensificato la sua campagna di attacchi in profondità contro le infrastrutture energetiche russe. Nella notte tra l'8 e il 9 luglio, una serie di droni ha preso di mira depositi di petrolio in diverse regioni della Russia, un'operazione che il presidente Zelensky ha definito come parte di una strategia di "sanzioni a lungo raggio" per riportare la guerra all'interno dei confini russi.
Secondo le prime ricostruzioni, riportate da media come The Kyiv Independent e confermate da fonti locali, i principali obiettivi sono stati due. Il primo è un deposito della Lukoil vicino alla città di Mikhailovsk, nel Territorio di Stavropol, dove le immagini diffuse sui social mostrano imponenti colonne di fumo nero e fiamme. Il secondo attacco ha colpito un deposito di petrolio nella città di Tver, situata a circa 300 chilometri a nord-ovest di Mosca.
In entrambe le regioni, i governatori locali hanno confermato gli attacchi a impianti industriali, senza specificare la natura degli obiettivi, e hanno segnalato l'avvio di operazioni di evacuazione in alcune aree.
Fonti ucraine, come l'agenzia Unian, riportano che a seguito dei raid le due regioni sarebbero rimaste senza carburante, anche se l'entità esatta dei danni non è stata ancora quantificata. Il presidente Zelensky ha inoltre menzionato il successo di attacchi contro un deposito di carburante di riserva a 800 chilometri dal fronte e contro una stazione di pompaggio del petrolio a Ufa, a quasi 1.500 chilometri dal confine ucraino, dimostrando la crescente portata delle operazioni dietro le linee nemiche.
Il vertice Nato di Ankara e il fronte diplomatico
Mentre infuriavano i combattimenti, il presidente Zelensky ha partecipato al vertice Nato di Ankara, dove ha incontrato i leader alleati, tra cui il presidente americano Donald Trump. L'agenda del vertice, incentrata sul futuro dell'alleanza e sul sostegno a Kiev, ha offerto lo spunto anche per bilaterali di rilievo.
In particolare, il premier bulgaro Rumen Radev ha discusso con Zelensky della cooperazione tra Sofia e Kiev nel settore energetico. Tra i punti salienti dell'incontro, che si è svolto a margine dei lavori, figuravano la diversificazione energetica e l'approvvigionamento di risorse, incluso il gas naturale, nonché le azioni intraprese per la costruzione di nuovi corridoi energetici verso l'Europa. Un segnale importante che, nonostante le tensioni sul campo, il fronte diplomatico e della cooperazione infrastrutturale rimane attivo.
Sul fronte delle dichiarazioni, il Cremlino ha risposto con durezza agli attacchi e alle parole di Trump, che aveva definito le incursioni ucraine come un'escalation in grado di favorire la pace. Il portavoce di Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha bollato questa visione come "errata", accusando l'amministrazione americana di avere una percezione distorta della realtà. La tensione tra le due capitali resta altissima, in un contesto in cui la guerra di logoramento sembra non conoscere tregua.




