Pragmata, l’attesa è finita: azione frenetica e hacking strategico si fondono nell’ultima fatica Capcom

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Sono passati anni, forse troppi, da quando Capcom alzò per la prima volta il velo su quello che doveva essere un simbolo della nuova generazione videoludica. Annunciato nell’ormai lontano 2020, Pragmata ha subito un percorso di sviluppo costellato da silenzi, rinvii e apparizioni sporadiche che ne avevano quasi fatto una leggenda metropolitana, un’opera ambita e sfuggente. Oggi, a distanza di sei anni da quel primo annuncio, la prospettiva cambia radicalmente. Manca meno di un mese al lancio – previsto per il 17 aprile su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2 – e la casa giapponese ha finalmente mostrato il prodotto nella sua forma più concreta e definita. L’anteprima a cui abbiamo avuto accesso, infatti, non si è limitata alla demo “Sketchbook” già disponibile sugli store digitali, ma ha svelato una sezione avanzata della campagna principale, pensata appositamente per mettere in luce il cuore pulsante del progetto: un sistema di combattimento che fonde sparatutto in terza persona e hacking evoluto in tempo reale, creando un’alchimia che promette di rinnovare il genere action.

La sostanza di questa nuova proprietà intellettuale – una rarità per un colosso solitamente legato a franchise consolidati – risiede proprio nella simbiosi forzata tra i due protagonisti. Da un lato abbiamo Hugh, un viaggiatore spaziale che si risveglia ferito in una stazione lunare, Cradle, inspiegabilmente abbandonata; dall’altro Diana, un’androide dalla natura misteriosa che lo salva e diventa la sua unica ancora di salvezza. L’ambientazione, una base di ricerca della Delphi ration devastata da un terremoto lunare, è il teatro di una fuga disperata. A complicare il tutto c’è l’intelligenza artificiale della struttura, IDUS, che a seguito del sisma è diventata ostile, scatenando sciami di robot dalle corazze resistenti che rendono ogni passo un rischio costante. Se la premessa narrativa evoca atmosfere da fantascienza classica, la struttura ludica è dove Pragmata prova a distaccarsi dal resto del panorama.

Il cuore dell’esperienza è un meccanismo di cooperazione forzata che si traduce in un ritmo serrato e imprevedibile. Nel corso degli scontri, il giocatore non può limitarsi a fare affidamento sull’arsenale di Hugh, sebbene questo includa armi pesanti e munizioni limitate che impongono una gestione oculata delle risorse. I nemici, protetti da armature quasi impenetrabili, richiedono un approccio strategico: è necessario attivare le abilità di hacking di Diana. In quei momenti, la visuale si trasforma in una griglia di nodi da risolvere in pochi secondi – un puzzle a percorso che ricorda un minigioco – per disabilitare le difese avversarie ed esporre i punti deboli. La tensione è palpabile: mentre il giocatore risolve l’enigma con Diana, Hugh rimane esposto agli attacchi, trasformando ogni finestra di hacking in una scommessa tra velocità e potenza. Scegliere un percorso più lungo per accumulare bonus (nodi blu che aumentano i danni, nodi gialli che attivano effetti su più bersagli) significa rischiare di subire danni letali, mentre una soluzione rapida potrebbe non essere sufficiente per abbattere le minacce più coriacee.

Questo dualismo non è solo una questione di sopravvivenza immediata, ma rappresenta una filosofia di gioco che si sviluppa nel lungo termine. Secondo le dichiarazioni del director Yonghee Cho e del producer Naoto Oyama, rilasciate in occasione delle recenti anteprime stampa, il team ha lavorato per garantire una libertà di approccio rara per un Titolo dalla struttura apparentemente lineare. L’equilibrio tra sparatorie e hacking non è statico: grazie a moduli e potenziamenti sbloccabili, i giocatori potranno plasmare il proprio stile. C’è chi, come lo stesso Oyama, preferirà affidarsi a una build incentrata sull’hacking, in grado di infliggere danni considerevoli concatenando le violazioni informatiche, magari stordendo interi gruppi con la tecnica del Multi-Hack. Altri, seguendo l’esempio del director Cho, opteranno per un approccio più tradizionalista, sfruttando l’azione e le armi pesanti per fare pulizia, intervenendo con l’hacking solo per aprire le falle necessarie. Un approccio ibrido, infine, permetterà di adattarsi alle circostanze, sfruttando al meglio le sinergie come l’Overdrive, una sorta di abilità speciale che stordisce i nemici circostanti quando l’indicatore di hacking è carico.

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