Auto aziendali, la stangata del decreto Omnibus: scatta la maggiorazione del 50% dopo i cinque anni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Una vera e propria sterzata, che promette di cambiare radicalmente le abitudini delle imprese e dei lavoratori, è quella contenuta nel decreto Omnibus in materia fiscale. Il provvedimento, che dopo il via libera della Ragioneria generale dello Stato è pronto ad approdare in Parlamento per l'esame delle commissioni competenti, introduce una modifica sostanziale al calcolo del fringe benefit per le auto aziendali concesse in uso promiscuo, con l'obiettivo dichiarato di incentivare il ricambio del parco veicoli e disincentivare l'utilizzo di mezzi più datati.

La misura, che si inserisce nel più ampio quadro del quarto correttivo dei decreti attuativi della delega fiscale approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 10 giugno, sta facendo discutere per il suo potenziale impatto sia sulle tasche dei dipendenti che sui bilanci delle aziende.

Come funziona la maggiorazione e chi è coinvolto

Il cuore della novità risiede in un meccanismo che sembra, a prima vista, semplice ma dalle implicazioni complesse. La normativa attuale, per determinare il valore del fringe benefit, si basa sulle tabelle ACI e su percentuali differenziate in base all'alimentazione del veicolo: si applica il 50% del costo chilometrico per le auto a benzina e diesel, il 20% per le ibride plug-in e il 10% per le elettriche. Il decreto Omnibus, però, aggiunge un ulteriore fattore determinante: l'età del veicolo.

Scatta, infatti, a partire dal 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di prima immatricolazione, una maggiorazione del 50% sul valore del fringe benefit così determinato. Ciò significa che un'auto aziendale che supera questo limite di "anzianità" vedrà il suo valore imponibile aumentare in modo significativo, indipendentemente dal fatto che sia un modello a benzina, diesel o elettrico; il discrimine, in questo caso, non è l'impatto ambientale ma esclusivamente il fattore temporale.

Le nuove regole per optional e riassegnazioni

Non si tratta, tuttavia, dell'unico intervento in materia. Il decreto Omnibus si preoccupa di mettere ordine anche in altre questioni interpretative che avevano creato incertezza tra gli operatori del settore. Una di queste riguarda il trattamento fiscale degli optional installati sui veicoli aziendali che non sono valorizzati nelle tabelle ACI.

Per semplificare il calcolo e prevenire controversie, il provvedimento introduce una maggiorazione forfettaria del 5% del valore del fringe benefit per tutti gli accessori aggiuntivi non acquistati direttamente dal lavoratore. Viene, inoltre, chiarito il regime per i veicoli ordinati entro il 2024 e assegnati ai dipendenti nel corso del 2025, scongiurando definitivamente il rischio che questi fossero tassati secondo il più oneroso criterio del "valore normale".

Un'altra modifica di rilievo riguarda la possibilità di riassegnare i veicoli aziendali tra diversi dipendenti senza che questo comporti un aggravio fiscale, un'agevolazione che le imprese avevano a lungo richiesto.

L'iter parlamentare e le coperture finanziarie

L'iter del provvedimento, ora all'esame del Parlamento, è destinato a proseguire verosimilmente dopo la pausa estiva. Il testo, che consta di 28 articoli, non si limita alle auto aziendali ma tocca diversi altri aspetti della vita fiscale di imprese e cittadini, come le agevolazioni per i familiari a carico e i termini per la detrazione dell'Iva.

Per quanto riguarda la copertura finanziaria delle nuove misure, il governo ha attinto a diverse fonti: da un lato, le maggiori entrate derivanti da tre interventi specifici, come l'aumento della ritenuta sui dividendi versati ai fondi pensione europei; dall'altro, una dotazione annuale di circa 1,12 milioni di euro, prelevata dal fondo per l'attuazione della riforma fiscale, che sarà disponibile dal 2028 al 2040. La strada verso l'approvazione definitiva è ancora lunga, ma le linee guida della riforma sono ormai tracciate in modo chiaro.

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