Auto aziendali in uso promiscuo, dal 2026 cambia il calcolo del benefit
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Redazione Economia
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Dal 2026 cambiano le regole per il calcolo del benefit delle auto aziendali in uso promiscuo concesse ai dipendenti: il valore fiscale del veicolo potrà aumentare in presenza di determinate condizioni legate all’età dell’auto e agli accessori. Le nuove disposizioni sono state introdotte dal Decreto Omnibus, entrato in vigore il 12 agosto 2026, e modificano il sistema utilizzato per determinare la quota imponibile in busta paga per i lavoratori che possono utilizzare la vettura anche per esigenze personali.
Le nuove regole per il fringe benefit delle auto aziendali
La modifica riguarda il metodo con cui viene calcolato il fringe benefit, cioè il valore del vantaggio economico riconosciuto al dipendente attraverso l’uso privato dell’auto messa a disposizione dall’azienda. Il meccanismo continua a partire dal costo chilometrico indicato dalle tabelle ACI e da una percorrenza convenzionale annuale di 15.000 chilometri, ma dal periodo d’imposta 2026 entrano in gioco nuovi elementi che possono incidere sull’importo tassato.
La percentuale applicata resta collegata al tipo di alimentazione del veicolo. Per le auto esclusivamente elettriche viene mantenuta una quota agevolata del 10%, per le ibride plug-in il valore è fissato al 20%, mentre per le altre motorizzazioni, comprese benzina, diesel, mild hybrid e full hybrid non ricaricabili, si applica il 50%.
La novità più rilevante riguarda le vetture che hanno superato il quinto anno dalla prima immatricolazione. Per questi mezzi il valore del benefit viene maggiorato del 50%, con un effetto diretto sulla base imponibile utilizzata per la tassazione del dipendente. La modifica introduce quindi un collegamento tra anzianità del veicolo e costo fiscale dell’auto aziendale assegnata.
Optional e flotte aziendali: le richieste delle imprese
Un altro elemento introdotto dalla nuova disciplina riguarda gli accessori e gli allestimenti non compresi nelle tabelle ACI e non acquistati direttamente dal lavoratore. In questi casi il valore del fringe benefit può essere incrementato del 5%, una misura che interessa, ad esempio, dotazioni aggiuntive installate dall’azienda sul veicolo.
Il cambiamento ha riacceso il confronto tra imprese e operatori della mobilità aziendale. Best Mobility, associazione che rappresenta fleet e mobility manager, ha evidenziato durante il webinar “La chiarezza fiscale non è un optional” la necessità di norme più semplici e stabili per programmare la gestione delle flotte. Secondo l’associazione, l’incertezza fiscale può rallentare le decisioni delle aziende sul rinnovo dei veicoli e sugli investimenti nella mobilità a minori emissioni.
Il tema riguarda un settore nel quale le auto assegnate ai dipendenti rappresentano uno strumento molto diffuso di organizzazione del lavoro e di remunerazione integrativa. La richiesta delle aziende è quella di avere un quadro regolatorio più prevedibile, anche per allineare le scelte sulle flotte ai percorsi di transizione energetica adottati negli altri Paesi europei.
L’impatto sul rinnovo del parco auto aziendale
Le associazioni del comparto hanno collegato la riforma fiscale alla possibilità di accelerare il ricambio delle vetture aziendali. Una delle proposte avanzate prevede un ciclo di sostituzione dei mezzi ogni quattro anni invece degli attuali periodi più lunghi, con l’obiettivo dichiarato di favorire l’ingresso nelle flotte di veicoli più efficienti e con minori emissioni.
Secondo le stime diffuse dal settore, una revisione delle regole fiscali potrebbe favorire il rilancio di circa 400.000 veicoli a basse emissioni. Il confronto tra operatori e istituzioni si concentra sul rapporto tra tassazione del benefit, costi per le imprese e capacità del mercato di sostenere il rinnovo delle automobili aziendali.
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