Detrazione IVA e auto aziendali: cosa cambia con il Decreto Omnibus

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Decreto Omnibus modifica i termini della detrazione IVA e introduce nuove regole per le auto aziendali con effetti sulla gestione fiscale delle imprese. L’art. 12 del D.Lgs. n. 148, correttivo “Omnibus” della riforma fiscale, interviene sugli articoli 19 e 25 del D.P.R. n. 633/1972, ampliando il periodo entro cui può essere esercitato il diritto alla detrazione dell’IVA sugli acquisti. La disposizione consente infatti di utilizzare la detrazione, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, modificando anche il termine per la registrazione delle fatture di acquisto.

Le nuove regole sulla detrazione IVA introdotte dal Decreto Omnibus

La modifica alla disciplina della detrazione IVA rappresenta uno degli interventi contenuti nel Decreto Omnibus e riguarda il momento entro il quale il contribuente può esercitare il diritto collegato agli acquisti effettuati. La revisione degli articoli 19 e 25 del D.P.R. n. 633/1972 estende il periodo disponibile rispetto alla precedente impostazione, permettendo di arrivare fino alla dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è nato. Parallelamente, viene ampliato anche il termine previsto per la registrazione delle fatture di acquisto, con un allineamento delle tempistiche operative legate alla gestione dei documenti fiscali.

Tra gli interventi del Decreto Omnibus rientrano anche le modifiche alla tassazione delle auto aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti. Le nuove disposizioni, che entrano in vigore con effetto dal periodo d’imposta 2026, aggiornano la disciplina del fringe benefit auto introducendo penalizzazioni per i veicoli più vecchi, una stretta sugli optional e specifiche tutele per i passaggi di auto tra dipendenti. Il quadro fiscale dei veicoli aziendali viene quindi modificato sia per quanto riguarda il calcolo dell’imponibile sia per la gestione delle dotazioni collegate alla mobilità d’impresa.

Fringe benefit auto e impatto sulla gestione delle flotte aziendali

Per i contratti relativi al fringe benefit dal 1° gennaio 2025, la percentuale applicata al costo chilometrico ACI varia in base alla tipologia del veicolo assegnato al dipendente. La percentuale prevista è del 10% per le auto elettriche, del 20% per le plug-in e del 50% per benzina, diesel e mild hybrid. Il decreto legislativo 148 del 7 agosto 2026 aggiunge inoltre un incremento del 50% dell’imponibile per le auto immatricolate da oltre cinque anni e una maggiorazione del 5% per gli accessori fuori tabella.

Le regole sul fringe benefit prevedono anche soglie di esenzione fissate a 1.000 euro annui, che salgono a 2.000 euro in presenza di figli a carico. Il superamento della soglia, anche per un solo euro, comporta la tassazione dell’intero importo. Questi criteri incidono sulla valutazione economica delle auto assegnate ai dipendenti e sulle scelte legate alla composizione della flotta aziendale, soprattutto in relazione alla tipologia dei mezzi e agli elementi aggiuntivi che possono aumentare il valore imponibile.

Il ruolo del fleet manager nella mobilità aziendale

Nel contesto della gestione delle auto aziendali assume rilievo la figura del fleet manager, responsabile della flotta e delle decisioni operative collegate ai veicoli dell’impresa. Il fleet manager sceglie i mezzi, gestisce i contratti di noleggio o leasing, segue assicurazioni e manutenzione e risponde del costo complessivo della mobilità aziendale. Si tratta di un ruolo che non è previsto da una norma specifica, a differenza del mobility manager, e che non coincide con quest’ultima figura.

La gestione della flotta comprende quindi diversi aspetti economici e organizzativi, dalla scelta delle auto fino al controllo delle spese complessive sostenute dall’impresa. Le modifiche introdotte dal Decreto Omnibus incidono su elementi che il fleet manager deve considerare nella pianificazione dei veicoli aziendali, perché riguardano sia la tassazione dei mezzi concessi in uso promiscuo sia le condizioni fiscali collegate alla loro gestione. Le nuove disposizioni collegano così le scelte sulla mobilità d’impresa alle regole aggiornate su fringe benefit e detrazione IVA.

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