Garlasco, Sempio: «Non mi sembra ci siano prove per processarmi»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Andrea Sempio, nei cui confronti si profila una richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Pavia per l'omicidio di Chiara Poggi avvenuto nel 2007, ha parlato nella trasmissione Quarto Grado. «Se capiterà di dover andare a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l'affronteremo», ha spiegato. Sull'impronta della scarpa: «Avevo il 44 ai tempi e ce l'ho ancora oggi». Su quella della mano: «Nessuna certezza».

La posizione di Sempio sulle impronte

«Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo», è la posizione espressa dal trentottenne, che ha risposto alle domande di Quarto Grado su Retequattro. Riguardo all'impronta della scarpa Frau, numero 42, trovata sulla scena del crimine, Sempio ha osservato: «Se tu avessi trovato a casa mia una scarpa riconducibile a quella, magari sporca del sangue di Chiara, è un conto. Ma finché dici "è compatibile", va bene. Non hai un elemento vero che collega».

Sulla cosiddetta impronta 33, la traccia palmare sul muro delle scale, ha aggiunto: «Abbiamo fatto sperimentazioni su un muro e in realtà non si potrebbe escludere. A noi non serve sapere cosa potrebbe non essere o cosa non si può escludere. Devi avere una certezza. C'era la traccia sul muro? Sì. È stata analizzata? Sì. C'era del sangue? No. Fine. Per come la vedo io la questione finisce lì».

Il DNA sul cucchiaino e l'ipotesi dello scambio

Giada Bocellari, avvocata di Alberto Stasi, è tornata sul confronto tra il DNA prelevato dai pedali della bicicletta e quello del reperto 29, il cucchiaino utilizzato da Chiara Poggi. Secondo la legale, sul cucchiaino sarebbe stata rilevata una quantità di DNA pari a 2,78 nanogrammi per microlitro, ma le successive analisi non avrebbero restituito un profilo genetico leggibile. L'attribuzione alla vittima sarebbe quindi avvenuta, secondo i consulenti della legale, attraverso un'assegnazione manuale dei marcatori e non automaticamente da parte del software.

L'ipotesi dello scambio di campioni

È plausibile l'ipotesi di uno «scambio» di campionature tra quella relativa ai pedali della bicicletta con quella effettuata sul cucchiaino usato da Chiara Poggi per fare colazione. Lo afferma il professor Francesco Maria Avato, ex consulente della difesa di Alberto Stasi, che fin da subito ha sostenuto che quello che i Ris di Parma avevano isolato sul pedale della Umberto Dei non era comunque sangue. I due reperti presenterebbero un valore registrato identico fino ai decimali: 2,78 nanogrammi.

Una coincidenza che, secondo i consulenti della difesa di Stasi, i genetisti Pasquale Linarello e Ugo Ricci, porterebbe in una sola direzione: i campioni sarebbero stati scambiati e qualcuno si sarebbe poi accorto dell'errore senza porvi rimedio. A questo si aggiunge l'anomalia relativa al profilo del cucchiaino, tecnicamente reperto 29, che sarebbe stato «forzatamente attribuito» manualmente dall'operatore.

Le reazioni nel dibattito televisivo

A Vita in Diretta venerdì 2 ottobre 2026 spazio alle ultime novità legate al caso Garlasco, con Luciano Garofano che ha respinto le accuse definendo i valori negativi «ininfluenti». Nel corso della trasmissione, Bruzzone ha ribadito la colpevolezza di Stasi e ha tuonato: «Il DNA non è prova regina». Di segno opposto la posizione del consulente genetico dei Poggi, Marzio Capra, che ha ribadito come «tutte le operazioni si sono svolte alla presenza dei consulenti», escludendo che dietro quelle analisi ci sia alcun mistero.

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