Salvini alza il tiro sui carburanti: “O l’Ue sospende il Green Deal, o a maggio è caos”
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Redazione Interno
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A Tavarnuzze, dove si è recato per la commemorazione del 25 aprile al cimitero americano, il vicepremier ha voluto tracciare una linea netta. Non c’è spazio, nelle sue intenzioni, per misure estreme come la chiusura delle scuole o delle fabbriche, né tanto meno per un ritorno ai lockdown; tuttavia, il monito lanciato a Bruxelles è stato inequivocabile. Matteo Salvini, con il consueto stile diretto, ha ribadito che l’emergenza non riguarda tanto la disponibilità fisica del greggio (ostaggio delle tensioni in Iran), quanto il prezzo insostenibile a valle. È il costo del diesel, della luce e del gas, ha spiegato, a gravare sulle tasche degli italiani, svuotando di fatto il carrello della spesa e mettendo in ginocchio il sistema produttivo.
Il pressing su Bruxelles: “Svegliatevi o a giugno le fabbriche saranno ferme”
La richiesta del ministro delle Infrastrutture si fa dunque politica più che tecnica. Quel che chiede, con una certa urgenza dettata dall’aggravarsi del conflitto in Medio Oriente, è la sospensione immediata delle “regole ferree” del bilancio europeo e del Green Deal. In pratica, Salvini invoca la possibilità di utilizzare tutte le risorse disponibili a livello nazionale per tamponare l’emergenza sociale, senza i vincoli di spesa imposti da Bruxelles. L’avvertimento è circostanziato: se la situazione dovesse protrarsi, già a maggio migliaia di camion potrebbero fermarsi; ne conseguirebbe lo svuotamento degli scaffali dei negozi e, di riflesso, l’interruzione delle attività produttive entro giugno. Chi rimanda la discussione a quella data, ha aggiunto con una punta di sarcasmo, “vive su Marte, o è in malafede o è un cretino”.
Lo scontro con i conti pubblici e la risposta della Commissione
Proprio mentre il vicepremier alza la voce, il quadro delineato dal Documento di finanza pubblica racconta una realtà complementare e altrettanto spinosa. In quel documento, si fa riferimento a un percorso di spesa netta che il governo conta di rispettare per ottenere il via libera da Bruxelles; i margini, però, sono talmente esigui che la prossima legge di bilancio potrebbe vedersi costretta a tagliare circa 3,2 miliardi, a meno di sostanziali revisioni dei calcoli entro ottobre. È in questa morsa che si inserisce la protesta leghista: da un lato l’inflazione e il rialzo dei rendimenti (si parla di 50 punti base in più sul decennale rispetto a febbraio) divorano risorse; dall’altro, la Commissione europea, interpellata sull’ipotesi di uno “scostamento”, ha risposto picche, ricordando che i Paesi in procedura per disavanzo eccessivo – come l’Italia – dovrebbero attenersi scrupolosamente al percorso correttivo raccomandato.
La “stramaledetta guerra” e il nodo della transizione energetica
Di fronte a questo stallo, il vicepremier ha definito la guerra in Iran “stramaledetta”, auspicandone la fine, ma ha ribadito che il primo nemico per il potere d’acquisto degli italiani resta, paradossalmente, la burocrazia di Bruxelles. La riunione europea dei giorni scorsi, a suo dire, non ha prodotto i risultati sperati; per questo l’appello si fa sempre più serrato. Se da una parte si esclude categoricamente uno scenario da lockdown energetico (nessuna targa alternata o didattica a distanza), dall’altra si torna a ipotizzare soluzioni che erano sembrate superate, come il ricorso a forniture esterne di gas. La delicatissima partita della transizione ecologica (e delle sue regole, come il Green Deal invocato da Salvini) si scontra dunque con la concretezza della bolletta e la necessità di garantire la liquidità alle imprese. Per il ministro, il conto alla rovescia è già iniziato: o Bruxelles arretra, o il sistema produttivo italiano andrà in tilt.




