Stretto di Hormuz, lo choc energetico non travolge il petrolio come previsto
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Redazione Economia
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Lo Stretto di Hormuz è rimasto in gran parte chiuso per mesi senza provocare l’impennata del prezzo del petrolio che molti analisti avevano previsto. Il passaggio strategico, da cui transita un quinto del petrolio e del gas liquefatto del pianeta, avrebbe dovuto generare uno choc energetico molto più forte, ma il Brent ha viaggiato mediamente poco sopra i 100 dollari al barile, raggiungendo un picco di 126 ad aprile e restando lontano dalla soglia dei 200 dollari indicata come possibile scenario. La dinamica dei mercati ha quindi mostrato un impatto diverso dalle aspettative iniziali, con il prezzo del greggio che dopo la richiusura di luglio è tornato in area 80-90 dollari.
Il prezzo del petrolio resta sotto i livelli temuti
Le quotazioni del petrolio hanno continuato a muoversi senza registrare il salto previsto durante la crisi dello Stretto di Hormuz. Venerdì 14 agosto il Brent è stato indicato a 87 dollari, mentre nelle contrattazioni sui futures il WTI ha raggiunto 81,98 dollari al barile con un rialzo dello 0,9% nei contratti con consegna a settembre. Il Brent, invece, è stato scambiato a 87,78 dollari con un progresso dello 0,82% nei contratti con consegna a ottobre. I principali riferimenti internazionali del greggio hanno quindi mostrato un andamento positivo, ma distante dalle previsioni di una crisi energetica estrema.
Il caso dello Stretto di Hormuz evidenzia un cambiamento nel modo in cui lo shock energetico viene distribuito tra i diversi Paesi. La chiusura del passaggio non ha prodotto fino ad oggi un aumento del prezzo del petrolio capace di colpire in modo uniforme i mercati globali, mentre il peso della situazione ricade soprattutto sui Paesi più fragili. Il mancato raggiungimento dei livelli di prezzo ipotizzati non elimina però le conseguenze della crisi, perché il blocco delle rotte energetiche continua a rappresentare un elemento di pressione per gli equilibri economici.
Le nuove tensioni mantengono alta l’attenzione sullo Stretto
La situazione nello Stretto di Hormuz resta legata a una tempistica ancora indefinita. Gli Stati Uniti hanno minacciato un blocco navale dell’Iran senza indicare una data di fine, mentre due navi della Abu Dhabi National Oil Company sono state attaccate durante il transito nello stretto nella giornata di giovedì. Parallelamente, i colloqui per il cessate il fuoco sono rimasti in stallo, con entrambe le parti che hanno aumentato le richieste invece di ridurle. Questi elementi mantengono aperto il tema della sicurezza delle rotte energetiche e dell’evoluzione dei prezzi del greggio.
Il comportamento del petrolio dopo mesi di chiusura dello Stretto di Hormuz mostra un divario tra il timore di un’apocalisse energetica e l’andamento effettivo delle quotazioni. Il Brent non ha raggiunto i livelli più estremi ipotizzati e il mercato ha registrato valori più contenuti rispetto alle attese iniziali. La crisi resta comunque collegata agli sviluppi geopolitici, alle minacce di blocco e agli attacchi alle navi in transito, fattori che continuano a influenzare il quadro energetico internazionale.
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