Il 13 marzo l'Assemblea Capitolina vota lo stadio della Roma a Pietralata, Marino attacca: "Affare solo per il club"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il lungo e tortuoso iter per la realizzazione del nuovo stadio della Roma, che dovrebbe sorgere nell'area di Pietralata, si appresta a vivere un nuovo, potenzialmente decisivo, capitolo. La data cerchiata in rosso sul calendario di tutti i soggetti interessati, dalla proprietà giallorossa ai tifosi, passando naturalmente per le varie anime della politica capitolina, è quella di venerdì 13 marzo. In quella data, come ufficializzato dal presidente della Commissione Bilancio di Roma Capitale, Lorenzo Marinone, che ha diffuso la convocazione attraverso i propri canali social, l’Aula Giulio Cesare sarà chiamata a esprimersi sul “Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica” e sui relativi documenti allegati. Non si tratta di un passaggio meramente formale, ma della ratifica della cosiddetta verifica di ottemperanza, un adempimento cruciale che serve a certificare come il progetto presentato dalla società sportiva abbia effettivamente recepito e rispettato tutte le condizioni e le prescrizioni che erano state imposte con la delibera di pubblico interesse del 2023.

Il voto favorevole dell’Assemblea, che i tempi tecnici e le recenti votazioni in commissione lasciano presagire, chiuderebbe definitivamente la fase di competenza esclusivamente comunale. Un eventuale via libera, infatti, autorizzerebbe formalmente il sindaco a partecipare alla successiva Conferenza di Servizi decisoria, un organismo che sarà convocato dalla Regione Lazio e che rappresenta l'ultimo grande scoglio amministrativo prima del via libera definitivo ai lavori. Un’accelerazione, questa, resa necessaria anche dalla volontà di includere il nuovo impianto, per il quale si parla di un investimento superiore al miliardo di euro e di una capienza che supererà i sessantamila spettatori, nel dossier nazionale per gli Europei di calcio del 2032, un obiettivo che richiede tempistiche certe e procedure rapide, come del resto sottolineato nei giorni scorsi dall'assessore all'Urbanistica, Maurizio Veloccia.

Il primo sì delle commissioni e la visione di un'opera strategica

L’avvicinamento al voto in Aula del 13 marzo è stato preparato da un rapido, e per certi versi serrato, confronto nelle commissioni consiliari competenti. Proprio all’inizio della settimana che porta alla fatidica data, le commissioni Patrimonio e Lavori Pubblici, riunite in seduta congiunta, hanno espresso il loro parere favorevole al progetto. Un via libera, come riportato dai presidenti Yuri Trombetti e Antonio Stampete, arrivato con voti netti: nove favorevoli in Patrimonio e sette in Lavori Pubblici, con solo due consiglieri, in entrambi i casi, che hanno scelto di non partecipare al voto. Per i due presidenti di commissione, l’intervento per la realizzazione dello stadio non rappresenta soltanto la costruzione di un impianto sportivo, ma si configura come “un’opera strategica” in grado di innescare un processo di rigenerazione urbana per l’intero quadrante di Pietralata, portando con sé sviluppo economico, rilancio dell’indotto turistico e un complessivo rafforzamento del profilo internazionale della capitale.

Tra i dettagli tecnici emersi nel corso delle audizioni, l’assessore Veloccia ha avuto modo di illustrare alcuni punti cardine del piano, soffermandosi, tra le altre cose, sulla questione degli oneri concessori, un tema sollevato più volte dalle opposizioni. Veloccia ha quantificato in circa ottanta milioni di euro le somme complessive dovute dalla società, suddivise in varie voci come contributo straordinario, oneri di urbanizzazione e canone di superficie; di questi, trentadue milioni andranno direttamente nelle casse di Roma Capitale, mentre la parte restante verrà scomputata per realizzare le opere di urbanizzazione primaria e secondaria che il club si è impegnato a costruire. Per quanto riguarda invece la mobilità, un nodo storicamente critico per un bacino che dovrà smaltire flussi di decine di migliaia di persone, è stato ribadito l’obiettivo di raggiungere il 55% degli spettatori che utilizzeranno mezzi pubblici, potenziando i collegamenti con la linea B della metropolitana e prevedendo percorsi ciclo-pedonali in direzione della stazione Tiburtina.

La polemica politica: l'attacco di Marino e la replica del Pd

In questo clima di accelerazione istituzionale, non sono mancate le prime avvisaglie di uno scontro politico che potrebbe infiammare il dibattito proprio nei giorni immediatamente precedenti la votazione. A gettare benzina sul fuoco è stato l’ex sindaco di Roma, nonché europarlamentare, Ignazio Marino, da tempo indicato come possibile candidato per le prossime elezioni comunali. Marino ha rotto gli indugi con un attacco frontale al progetto, bollandolo come un’operazione i cui benefici principali andrebbero esclusivamente a vantaggio del club di calcio, piuttosto che della collettività. Nelle sue dichiarazioni, l’ex primo cittadino ha messo in guardia sull’impatto ambientale dell’opera, citando la perdita di vaste aree verdi e l’inadeguatezza delle attuali infrastrutture viarie e di trasporto, giudicate incapaci di reggere l’urto di un afflusso di oltre sessantamila persone in occasione degli eventi sportivi. Marino ha definito propagandistico l’atteggiamento dell’amministrazione, accusandola di non fornire risposte chiare e di eludere il merito delle questioni tecniche, e ha elogiato l’iniziativa parlamentare di Filiberto Zaratti, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha chiesto al governo approfondimenti specifici sui profili di correttezza amministrativa, archeologici e idrogeologici.

Una critica, quella dell’europarlamentare, che non è affatto passata inosservata e che ha innescato una pronta e dura replica da parte del Partito Democratico capitolino. Le parole di Marino sono state liquidate come il frutto di un’analisi superficiale e, soprattutto, di una scarsa informazione sull’effettivo stato dell’arte e sui contenuti di un progetto che, a detta dei dem, è stato ampiamente discusso e approfondito. Una polemica che riaccende i riflettori sulle divisioni interne al centrosinistra romano e che promette di tenere banco fino al momento del voto, rendendo l’appuntamento del 13 marzo non solo un passaggio tecnico, ma anche un termometro degli equilibri politici in vista delle prossime sfide elettorali.

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