Stadio della Roma, l'ok dell'Assemblea capitolina e la commozione di Righetti: “Grazie, presidente Viola”
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Redazione Interno
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Il via libera definitivo dell’Assemblea capitolina al progetto di fattibilità tecnico-economica per il nuovo stadio della Roma a Pietralata, arrivato intorno alle 13:55 di oggi con trentanove voti favorevoli, cinque astenuti e nessun contrario, ha concluso un capitolo importante dell’iter burocratico, ma in Aula Giulio Cesare, a emergere con forza è stato anche il peso della memoria e dell’attesa di chi quel sogno lo insegue da una vita. Tra i banchi del consiglio, a prendere la parola nel dibattito che ha preceduto il voto, c’era Ubaldo Righetti, ex difensore giallorosso e oggi consigliere del Partito Democratico, il quale ha voluto condividere con i presenti un frammento di storia personale che si intreccia indissolubilmente con quella del club. Con un gesto carico di significato, ha mostrato una fotografia che lo ritraeva ai tempi in cui indossava la maglia della Roma, negli anni Ottanta, per sottolineare quanto sia radicata e lontana nel tempo l’idea di dotare la società di un impianto di proprietà. “Della costruzione dello stadio dell’As Roma si parlava dai tempi del grande presidente Dino Viola”, ha ricordato Righetti, la voce rotta dall’emozione, riportando alla luce le ambizioni di quella proprietà che, nonostante la visione, non riuscì a portare a termine l’impresa. Un ringraziamento sentito, quasi personale, è andato quindi alla famiglia Friedkin, gli attuali proprietari, per aver raccolto e concretizzato quell’eredità, seppur a distanza di decenni. “Allora non si riuscì a realizzarlo”, ha proseguito l’ex capitano, “oggi voglio ringraziare il Comune e la famiglia Friedkin per l’impegno. Ho i capelli bianchi, ma finalmente potrò vedere lo stadio della Roma”. Le sue parole, scandite in un’aula solitamente teatro di ben altri confronti, hanno suscitato un coro di applausi bipartisan, dimostrando come la questione dello stadio travalichi le appartenenze politiche per toccare le corde profonde dell’identità cittadina.
Il voto storico e l’investimento da un miliardo targato Friedkin
L’approvazione di oggi, sancita dal documento che certifica come l’As Roma abbia recepito tutte le prescrizioni già votate dall’Assemblea nel 2021, non rappresenta solo una formalità, ma il suggello a un lavoro tecnico imponente, composto da oltre cinquecentocinquanta elaborati. Il sindaco Roberto Gualtieri, intervenuto subito dopo il voto, non ha nascosto l’entusiasmo per quello che ha definito “un ottimo affare per la città”, sottolineando un aspetto cruciale dell’operazione: l’intero onere finanziario, un investimento complessivo che supera il miliardo di euro, sarà interamente a carico della proprietà statunitense, senza alcun ricorso a fondi pubblici né la concessione di cubature compensative, i cosiddetti “palazzi in cambio dello stadio”. Anzi, come specificato dal primo cittadino, dalla realizzazione dell’opera deriveranno per le casse pubbliche benefici indiretti per circa cento milioni di euro, legati alla realizzazione di parchi e aree verdi. “Questa proprietà ha lavorato con tanto impegno”, ha dichiarato Gualtieri, “e io li ho sentiti regolarmente in questo periodo perché c’è stata un’intesa molto serrata. Non vediamo l’ora di vedere il progetto realizzato: Roma avrà un impianto moderno, integrato nel tessuto urbano e capace di restituire alla città quindici ettari di spazi pubblici”.
I prossimi passaggi tra Regione e conferenza dei servizi
Se il Campidoglio ha esaurito la sua parte, il cammino verso la posa della prima pietra, prevista per l’inizio del 2027, è tutt’altro che concluso e si sposta ora su un altro fronte istituzionale. L’attenzione di club e amministrazione è già rivolta alla conferenza dei servizi decisoria, un passaggio tecnico di competenza regionale che dovrà vagliare nel dettaglio ogni aspetto del progetto di fattibilità. Sarà quella sede, coordinata dalla Regione Lazio, a dover rilasciare il parere autorizzatorio unico, un esame approfondito che verificherà la coerenza urbanistica e la sostenibilità dell’intervento nell’area di Pietralata. A rendere più spedito l’iter, e a mantenere saldamente il progetto nel dossier degli Europei di calcio del 2032 per i quali Roma si candida a ospitare diverse partite, sarà l’applicazione dei poteri straordinari conferiti al commissario di governo per quell’evento. Nei prossimi giorni è attesa la nomina di un subcommissario che avrà il compito di guidare la procedura, un meccanismo acceleratorio che dovrebbe consentire di rispettare la tabella di marcia che porterà all’apertura del cantiere tra meno di un anno. Tra gli astenuti di oggi, i banchi di Fratelli d’Italia e del Movimento 5 Stelle, con questi ultimi che, pur uscendo dall’aula al momento del voto, hanno espresso per bocca della capogruppo Linda Meleo forti perplessità sulla localizzazione dell’impianto, giudicata non ottimale e gravata da criticità tecniche che richiederebbero una progettazione più definita.
Un futuro da sessantamila posti e la Curva Sud più grande d’Europa
Mentre la macchina burocratica si mette in moto per la fase regionale, iniziano a delinearsi con maggiore chiarezza i contorni del futuro impianto che sorgerà nel quadrante nord-est della capitale. Il progetto, firmato dall’architetto Dan Meis, prevede una capienza superiore ai sessantamila spettatori, con l’ambizione dichiarata di realizzare una Curva Sud che possa diventare la più grande d’Europa, con circa ventitremila posti interamente dedicati alla tifoseria organizzata. L’ispirazione architettonica, come spiegato dalla stessa società, attinge alla tradizione classica romana riletta in chiave contemporanea, con ventidue ingressi che richiamano simbolicamente i ventidue rioni storici della città. Non si tratterà, però, di un mero contenitore di partite, bensì di un polo multifunzionale aperto sette giorni su sette, integrato con spazi verdi e aree di socialità. Tra questi, un parco di circa sette ettari che sarà gestito e mantenuto a spese del club, a costituire, secondo le parole del sindaco, “un nuovo polmone verde più grande di villa Celimontana a disposizione di tutti i romani, non solo dei tifosi”. Un’eredità, quella lasciata dai Friedkin, che Righetti, con la sua testimonianza, ha voluto idealmente ricondurre alle radici più profonde del sentimento romanista, chiudendo un cerchio aperto quarant’anni fa.




