Il Campidoglio dice sì al nuovo stadio della Roma a Pietralata, via libera dell’Assemblea capitolina al progetto di fattibilità
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Redazione Interno
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Con una maggioranza bulgara che ha visto convergere forze di maggioranza e opposizione, l’Assemblea capitolina ha impresso una svolta decisiva alla lunga e complessa vicenda del nuovo stadio della AS Roma, approvando venerdì tredici marzo il Progetto di fattibilità tecnica ed economica (Pfte) per l’impianto che sorgerà nel quadrante di Pietralata. Il conteggio dei voti, un plebiscito di trentanove favorevoli contro cinque astenuti e nessun contrario, ha di fatto certificato come il lavoro istruttorio condotto dagli uffici tecnici e la mediazione politica portata avanti in queste settimane abbiano saputo compattare un fronte molto ampio, che include, oltre alla maggioranza di centrosinistra, anche Lega, Forza Italia, Azione e Noi Moderati. Il significato politico del voto, al di là del merito urbanistico, appare evidente: l’opera riesce a tenere insieme pezzi di centro e di destra, lasciando ai margini del confronto le voci più critiche, come quelle dei consiglieri del Movimento 5 Stelle, che hanno scelto di non partecipare al voto, e di Fratelli d’Italia, i cui rappresentanti si sono invece astenuti motivando la scelta con quelle che ritengono persistenti criticità, in particolare sul nodo irrisolto della mobilità e dei parcheggi di scambio.
Un iter spedito e l’obiettivo degli europei del 2032
Il primo cittadino, Roberto Gualtieri, non ha nascosto la soddisfazione per il traguardo raggiunto, definendo la giornata come storica non soltanto per la tifoseria giallorossa ma per l’intera collettività romana, e ha sottolineato come l’investimento privato della famiglia Friedkin, quantificato in oltre un miliardo di euro, non graverà in alcun modo sulle casse pubbliche. L’amministrazione, dal canto suo, ha voluto rimarcare la celerità dell’esame, considerando che il dossier era stato depositato soltanto alla fine di dicembre, e l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia ha tenuto a precisare come il voto di oggi rappresenti una risposta concreta a chi dubitava della capacità di Roma di attrarre e gestire grandi investimenti in tempi ragionevoli. Ora il testimone passa alla conferenza dei servizi decisoria, che sarà convocata presumibilmente dopo il completamento dei sondaggi archeologici preventivi nell’area: sarà quella sede tecnica, coordinata dalla Regione Lazio o eventualmente dal commissario per gli Europei di calcio del 2032, a dover vagliare nel dettaglio ogni aspetto costruttivo e rilasciare il via libera definitivo all’avvio dei cantieri.
I numeri del progetto e la riqualificazione dell’area
Il piano, nelle sue linee essenziali, disegna un intervento di rigenerazione urbana che travalica i confini del mero impianto sportivo, andando a ridisegnare un’ampia porzione di territorio oggi degradata e in parte occupata da strutture dismesse. Lo stadio, la cui capacità è stata fissata a sessantamila seicentocinque posti e che potrà vantare una curva da ventitremila spettatori tra le più capienti d’Europa, occuperà il cuore dell’intervento. Attorno a esso, però, prenderanno forma circa quindici ettari di spazi pubblici e aree verdi, con due parchi principali rispettivamente di quasi sette ettari ciascuno, destinati a restituire alla collettività un’area oggi non fruibile. Il capitolo della mobilità, uno dei più dibattuti e oggetto delle osservazioni delle minoranze, prevede un so pacchetto di opere: nuove velostazioni, percorsi ciclopedonali per collegare l’impianto alla stazione Tiburtina e alla rete esistente, e una serie di parcheggi di scambio posizionati lungo la linea B della metropolitana e la ferrovia FL2, con migliaia di posti auto dedicati a ospitare i flussi nei giorni di gara.
Le prescrizioni archeologiche e l’integrazione col territorio
Una menzione particolare, nell’economia del dibattito e nella definizione progettuale, meritano le questioni legate alla tutela del patrimonio storico, che in passato avevano sollevato qualche timore di possibili intoppi burocratici. Le indagini condotte nell’area hanno portato alla luce reperti di epoca romana, tra cui i resti di una villa e una cisterna, ma la soluzione adottata, e già validata dagli uffici, è stata quella di inglobare i ritrovamenti all’interno della struttura stessa dello stadio o di integrarli nelle aree verdi circostanti, trasformando un potenziale ostacolo in un elemento identitario. La Soprintendenza, dopo le necessarie verifiche, ha concordato con l’amministrazione un piano di approfondimento delle indagini in due siti già noti, circostanza che ha permesso di fugare ogni dubbio su un ipotetico blocco dei lavori e di procedere speditamente verso la fase esecutiva. In questo modo, il progetto si arricchisce di una stratificazione storica che si andrà ad aggiungere alla modernità dell’infrastruttura sportiva, in un connubio che l’amministrazione rivendica come un valore aggiunto per l’intero quadrante di Pietralata.




