Monza-Bari, l’equilibrio dei precedenti e la sfida salvezza di Longo
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Redazione Sport
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C’è un filo sottile che lega la sfida di stasera all’U-Power Stadium a un pomeriggio lontano di trentadue anni, quando il Bari espugnò il “Brianteo” in un’altra vita calcistica. Quella vittoria, firmata da Sandro Tovalieri nel lontano 30 gennaio 1994, resta l’ultimo sorriso pescato dai biancorossi in trasferta contro i brianzoli; un’eccezione in un bilancio che, guardando i numeri complessivi, racconta di un equilibrio quasi perfetto. In ventiquattro precedenti sul campo del Monza, le vittorie dei ‘galletti’ sono state solo cinque, contro le sei dei padroni di casa, mentre ben tredici volte le due squadre si sono divise la posta con un pareggio – compreso quello giocato allo stadio San Siro di Milano il 16 marzo 1980, che terminò a reti bianche. Stesso discorso per quanto riguarda il fattore realizzativo, visto che entrambe le formazioni hanno messo a segno diciotto reti in questo specifico confronto casalingo.
La vigilia e la pressione della salvezza
Alla vigilia, nella consueta conferenza stampa, Moreno Longo – l’allenatore del Bari – ha provato a tracciare la rotta con la consueta lucidità, senza nascondere le difficoltà di un appuntamento che sa di spartiacque. «Contro il Monza – ha spiegato il tecnico – servirà offrire una prestazione di altissimo livello. Sappiamo benissimo di affrontare una grande squadra che ha fatto fin qui un campionato importante e può contare su calcio di grande qualità». Le sue parole, misurate ma cariche di aspettative, gettano un’ombra lunga sulla necessità di curare ogni minimo dettaglio, soprattutto per una squadra che, al momento, naviga in zona playout con trentaquattro punti all’attivo, frutto di un cammino finora altalenante. La bagarre per non retrocedere è serratissima, e Longo lo sa bene: da qui al termine, ogni errore potrebbe rivelarsi fatale.
Monza, una macchina da gol e dalla difesa blindata
Dall’altra parte della barricata, il Monza di Paolo Bianco si presenta con ben altre ambizioni, quelle della promozione diretta in Serie A. I numeri, del resto, parlano un linguaggio chiaro e inconfutabile: terzo posto in classifica con sessantasei punti, cinquantuno gol segnati (una media di 1,55 a partita) e la bellezza di soli ventisette gol subiti, a testimonianza di un equilibrio tattico invidiabile. Reduce però da tre pareggi consecutivi – un leggero scivolone rispetto ai ritmi forsennati di inizio stagione – la squadra brianzola è chiamata a dare una scossa al proprio cammino per tenere il passo delle battistrada. All’andata, al “San Nicola”, finì 1-1, un segnale che il Bari, nonostante le oggettive difficoltà, può rivelarsi un osso duro anche per le corazzate del torneo.
L’assenza di certezze e il valore dei dettagli
Longo, nella sua analisi, ha evitato accuratamente di cadere nella trappola delle speculazioni, concentrandosi invece su ciò che la sua squadra può e deve controllare. «La preoccupazione più grande siamo sempre noi – ha ammesso – perché abbiamo bisogno naturalmente di stare sempre al 110%, ma al momento non ho la certezza oggi di avere sempre questa condizione». Un’ammissione di fragilità che suona come un monito per i suoi giocatori: i cambi, ha ricordato, saranno determinanti, così come la capacità di non disunirsi nei momenti di maggiore pressione. In un campionato dove la differenza spesso la fanno episodi o intuizioni, il Bari non può permettersi lussi, né distrazioni. E stasera, di fronte a un pubblico che spingerà i propri beniamini verso l’assalto alla zona promozione, servirà forse qualcosa di più del semplice spirito di sacrificio.




