Crans-Montana, la Svizzera presenta un conto da 1,6 milioni per le cure ai feriti italiani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono trascorsi oltre nove mesi dal rogo divampato la notte di Capodanno al bar Le Constellation di Crans-Montana, ma la partita tra Italia e Svizzera su chi debba farsi carico delle spese sanitarie dei feriti italiani è ancora tutta da giocare. Gli ospedali elvetici hanno quantificato il conto: 1,5 milioni di franchi svizzeri, poco più di 1,6 milioni di euro, per le cure prestate a dodici giovani connazionali ricoverati nei reparti di Berna, Sion, Zurigo, Losanna e Ginevra per periodi di tempo variabili.

Il governo italiano, dal canto suo, ha già fatto sapere di non avere alcuna intenzione di coprire quella somma.

Il quadro normativo e lo stallo diplomatico

La questione affonda le radici in un principio consolidato degli accordi europei in materia di sicurezza sociale: quando un cittadino riceve cure mediche all'estero, i costi sono a carico del Paese di residenza del paziente. È il meccanismo che, in circostanze ordinarie, regola il rimborso tra sistemi sanitari nazionali. Roma, però, contesta l'applicazione automatica di quel principio in questo frangente specifico, facendo leva sulle presunte responsabilità di terzi nella dinamica dell'incendio.

La posizione italiana, espressa già nella primavera scorsa, è che la richiesta di rimborso debba quantomeno essere sospesa fino a quando la magistratura elvetica non avrà accertato le responsabilità della tragedia. A inizio maggio il presidente della Confederazione Guy Parmelin, dopo un incontro con la premier Giorgia Meloni, aveva promesso una soluzione imminente, assicurando che il Consiglio federale avrebbe esaminato la questione sulla base delle disposizioni legali vigenti.

Ma le dimissioni a sorpresa dello stesso Parmelin hanno congelato il dossier, e a nove mesi di distanza non è stata formalizzata alcuna intesa.

Le cifre e i fondi già stanziati

Dietro il conto degli ospedali ci sono storie individuali che restituiscono la misura della tragedia. Tra i dodici feriti italiani figura Manfredi Marcucci, il sedicenne romano rimasto gravemente ustionato alla schiena, alle mani e alle braccia. Ricoverato in terapia intensiva all'ospedale di Sion per quindici ore prima del trasferimento in elicottero a Milano, ha ricevuto una fattura di 66.800 franchi, una somma che suo padre Umberto ha definito scioccante.

In parallelo, la macchina degli aiuti elvetici ha già mobilitato risorse ingenti: il Parlamento federale ha stanziato 35 milioni di franchi per le vittime, il Canton Vallese ha aggiunto più di 2,3 milioni di franchi, e la Fondazione Beloved, creata ad hoc dopo la tragedia e finanziata in parte dallo Stato vallesano, dispone di un budget di 24 milioni di franchi. La Confederazione ha inoltre approvato un contributo di solidarietà una tantum di 50.000 franchi ai feriti e ai familiari delle persone decedute, mentre per le 156 famiglie colpite è stato stanziato un importo complessivo di 7,8 milioni di franchi.

Le posizioni nel dibattito politico svizzero

Il dossier delle spese sanitarie ha spaccato anche il panorama politico elvetico. La consigliera nazionale dei Verdi liberali Céline Weber ha invitato il Consiglio federale a restare saldo sul principio, sostenendo che gli accordi internazionali non si applicano soltanto quando tutto va bene ma anche quando sorgono problemi, e che l'Italia dovrebbe rispettare gli impegni firmati con la Svizzera.

Di avviso opposto la consigliera nazionale socialista Laurence Fehlmann Rielle, secondo cui la Svizzera dovrebbe fare un gesto e prendersi le proprie responsabilità verso le vittime, tenuto conto della particolare gravità della situazione. La decisione finale spetta ora al Consiglio federale, chiamato a sciogliere un nodo che intreccia diritto internazionale, responsabilità penali ancora in corso di accertamento e il dolore di famiglie che, a distanza di mesi, continuano a fare i conti con le conseguenze di quella notte.

L'inchiesta penale e il nodo delle responsabilità

Sul fronte giudiziario, l'inchiesta della Procura del Canton Vallese ha ampliato progressivamente il numero degli indagati, arrivando a tredici persone accusate a vario titolo di omicidio colposo, incendio colposo e lesioni gravi per negligenza. Tra loro figurano i gestori del locale, Jacques e Jessica Moretti, oltre a eletti e funzionari comunali che si sono succeduti alla guida del servizio di sicurezza pubblica di Crans-Montana. Un passaggio cruciale dell'inchiesta riguarda l'assenza di controlli antincendio nel bar dal 2019, nonostante la legge preveda ispezioni annuali.

La stessa municipalità ha riconosciuto il mancato rispetto delle verifiche periodiche, definendolo un errore grave. È su questo terreno, e sulle eventuali responsabilità di soggetti pubblici, che si fonda la resistenza italiana al pagamento delle fatture ospedaliere.

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