Meloni a Parigi per il vertice dei Volenterosi, dopo la visita ai feriti di Crans-Montana
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Redazione Esteri
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La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha preso parte al vertice dei Volenterosi a Parigi, un appuntamento convocato dall'Eliseo e incentrato sul dossier ucraino, giungendo però con un ritardo di circa un’ora rispetto all’avvio dei lavori. Il suo arrivo tardivo, che l’ha vista essere l’ultima leader ad unirsi alla riunione, è stato motivato da una precedente, e non rinviabile, tappa a Milano. Prima di volare in Francia, infatti, Meloni si è recata all’ospedale Niguarda per incontrare i familiari e alcuni dei giovani rimasti feriti nella tragedia di Capodanno a Crans-Montana, un episodio di cronaca nera che ha segnato profondamente l’opinione pubblica e verso il quale il governo ha mantenuto un atteggiamento di massima vicinanza, concentrandosi sui fatti e sul sostegno alle indagini.
Un ingresso senza il cerimoniale previsto per i capi di Stato
La circostanza ha determinato, come era prevedibile, una variazione nel protocollo di accoglienza previsto per i capi di Stato e di governo. Ad attenderla al palazzo dell’Eliseo non c’era, quindi, il presidente francese Emmanuel Macron, impegnato a presiedere il vertice al quale partecipano i leader di trentacinque paesi insieme ai due inviati del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ma il capo del cerimoniale Frederique Billet. Una soluzione che, se da un lato evidenzia il rispetto per l’impegno prioritario assunto dalla premier italiana, dall’altro sottolinea la natura formale di certi gesti diplomatici, i quali – benché importanti – cedono il passo di fronte a emergenze di carattere nazionale e umanitario.
Il contenuto della bozza di dichiarazione finale sul conflitto
Al centro del dibattito tra i Volenterosi, una coalizione che riunisce paesi particolarmente impegnati a sostegno di Kiev, vi è stata l’elaborazione di un testo congiunto che delinea i prossimi passi. Secondo quanto contenuto nella bozza di dichiarazione finale, i leader presenti, insieme agli inviati americani e al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, si sono detti “pronti” a fornire a Kiev “garanzie politicamente e giuridicamente vincolanti”, le quali sarebbero attivate solamente al momento dell’entrata in vigore di un cessate il fuoco con la Russia. Un meccanismo, questo, che intende creare un ponte tra la fase del conflitto aperto e una eventuale, futura stabilizzazione, legando gli impegni dei partner occidentali a una condizione precisa e verificabile.
Il ruolo degli Stati Uniti nel meccanismo di supervisione
La stessa bozza, peraltro, assegna un ruolo di primo piano agli Stati Uniti nell’architettura di controllo di tale eventuale tregua. Si prevede, infatti, che un eventuale cessate il fuoco sarebbe “supervisionato dagli Usa”, con la “partecipazione” attiva degli altri membri della coalizione. Una scelta che riflette non solo il peso strategico di Washington, ma anche la volontà di mantenere una regia unitaria e riconosciuta da tutte le parti in gioco, in un quadro dove la coesione tra gli alleati rimane un fattore decisivo. La riunione parigina, dunque, si è mossa lungo il delicato crinale che separa il sostegno militare e politico immediato all’Ucraina dalla definizione di scenari di uscita dal conflitto, tentando di gettare le basi per un percorso che, seppur lungo e incerto, punti a una soluzione negoziata.




